A quanto pare le PMI possono trasformarsi, se non lo sono già, in un vero e proprio collo di bottiglia nei confronti della transizione ecologica.
Le PMI, che rappresentano il 90% delle aziende a livello mondiale, rappresentano circa il 70% a livello di inquinamento.
A quanto pare faticano ad adeguare la propria economia ai modelli di circolarità utili al raggiungimento della transizione ecologica.
Questo è quanto è emerso da un’analisi nata dalla collaborazione tra ricercatori australiani e britannici ed espressa nell’articolo “Circular Economy in Small and Medium-Sized Enterprises – Current Trends, Practical Challenges and Future Research Agenda”.
Da un lato troviamo la reticenza della UE ad inserire le PMI negli obblighi normativi legati a temi di circolarità (ad es. CSRD), lasciando così la decisione al singolo imprenditore, dall’altra ci sono problematiche effettive che le PMI devono affrontare per dare il via a percorsi verso la sostenibilità, problematiche legate principalmente a questioni di tipo economico e organizzativo.
Cambiamenti legati, ad esempio, all’innovazione tecnologica non possono essere slegati da questioni organizzative interne nella gestione del personale (corsi di aggiornamento, necessità di nuove assunzioni,…) né a questioni economiche.
Spesso capita che le PMI debbano scegliere se continuare nella propria attività quotidiana o se investire nel nuovo con l’incognita dell’esito dell’investimento.
Nello studio è stato inoltre evidenziato che anche la poca conoscenza risulta essere un fattore ostativo allo sviluppo della circolarità nelle PMI.
Poca conoscenza riscontrabile nella mancanza di competenze specifiche interne così come delle possibilità offerte dal mercato ma anche poca conoscenza dei processi e dei costi interni all’azienda stessa. “L’assenza di competenze tecniche e capacità di innovazione porta le PMI a credere che sviluppare prodotti e servizi sostenibili sia un costo anziché un investimento”, notano gli autori.
Eppure dovrebbe essere ormai chiaro che adottare sistemi di economia circolare consente all’azienda di trasformare rapidamente ciò che inizialmente è un costo in un investimento guadagnando in visibilità, reputazione aziendale e fette di mercato.
Intangible che danno i loro frutti trasformandosi in maggiore fatturato e maggiori guadagni.
Sono le nuove tecnologie, come l’IoT, il visual computing e i big data che, se applicate nell’industria 4.0, possono aiutare le aziende a prendere decisioni più reattive e migliori in ottica economia circolare.
E un ulteriore aiuto può scaturire dall’ecodesign, utile a sviluppare prodotti e servizi allineati con i principi dell’economia circolare.
Adottare una strada chiara e che tenga conto dei diversi aspetti dell’economia circolare è, per le PMI, di fondamentale importanza per non perdersi in questioni burocratiche poco chiare o non ben definite e/o in percorsi che girano su se stessi senza portare a nulla di concreto, con un inevitabile inutile dispendio economico.
L’assistenza di professionisti specializzati in temi di economia circolare che, insieme al mgm aziendale, siano in grado di strutturare percorsi personalizzati e a step, consente alle aziende di non demotivarsi strada facendo e di condividere nel modo corretto gli obiettivi prefissati, dando così una spinta importante al raggiungimento degli stessi.
Sono tanti gli aspetti di cui si deve tenere conto in un progetto di avvicinamento alla sostenibilità. Sviluppo tecnologico, utilizzo di nuovi materiali, processi di smaltimento, sviluppo di nuove competenze, benessere dei dipendenti, parità di genere… la lista è ancora lunga.
Non è necessario affrontare tutto subito ma avere chiaro il punto di partenza può fare la differenza.
Se vuoi essere tra le PMI innovative, quelle che investono in sostenibilità e che credono di poter fare la differenza… traendone guadagno, chiamaci.
Potremmo essere ciò che stavi cercando.
A quanto pare le PMI possono trasformarsi, se non lo sono già, in un vero e proprio collo di bottiglia nei confronti della transizione ecologica.
Le PMI, che rappresentano il 90% delle aziende a livello mondiale, rappresentano circa il 70% a livello di inquinamento.
A quanto pare faticano ad adeguare la propria economia ai modelli di circolarità utili al raggiungimento della transizione ecologica.
Questo è quanto è emerso da un’analisi nata dalla collaborazione tra ricercatori australiani e britannici ed espressa nell’articolo “Circular Economy in Small and Medium-Sized Enterprises – Current Trends, Practical Challenges and Future Research Agenda”.
Da un lato troviamo la reticenza della UE ad inserire le PMI negli obblighi normativi legati a temi di circolarità (ad es. CSRD), lasciando così la decisione al singolo imprenditore, dall’altra ci sono problematiche effettive che le PMI devono affrontare per dare il via a percorsi verso la sostenibilità, problematiche legate principalmente a questioni di tipo economico e organizzativo.
Cambiamenti legati, ad esempio, all’innovazione tecnologica non possono essere slegati da questioni organizzative interne nella gestione del personale (corsi di aggiornamento, necessità di nuove assunzioni,…) né a questioni economiche.
Spesso capita che le PMI debbano scegliere se continuare nella propria attività quotidiana o se investire nel nuovo con l’incognita dell’esito dell’investimento.
Nello studio è stato inoltre evidenziato che anche la poca conoscenza risulta essere un fattore ostativo allo sviluppo della circolarità nelle PMI.
Poca conoscenza riscontrabile nella mancanza di competenze specifiche interne così come delle possibilità offerte dal mercato ma anche poca conoscenza dei processi e dei costi interni all’azienda stessa. “L’assenza di competenze tecniche e capacità di innovazione porta le PMI a credere che sviluppare prodotti e servizi sostenibili sia un costo anziché un investimento”, notano gli autori.
Eppure dovrebbe essere ormai chiaro che adottare sistemi di economia circolare consente all’azienda di trasformare rapidamente ciò che inizialmente è un costo in un investimento guadagnando in visibilità, reputazione aziendale e fette di mercato.
Intangible che danno i loro frutti trasformandosi in maggiore fatturato e maggiori guadagni.
Sono le nuove tecnologie, come l’IoT, il visual computing e i big data che, se applicate nell’industria 4.0, possono aiutare le aziende a prendere decisioni più reattive e migliori in ottica economia circolare.
E un ulteriore aiuto può scaturire dall’ecodesign, utile a sviluppare prodotti e servizi allineati con i principi dell’economia circolare.
Adottare una strada chiara e che tenga conto dei diversi aspetti dell’economia circolare è, per le PMI, di fondamentale importanza per non perdersi in questioni burocratiche poco chiare o non ben definite e/o in percorsi che girano su se stessi senza portare a nulla di concreto, con un inevitabile inutile dispendio economico.
L’assistenza di professionisti specializzati in temi di economia circolare che, insieme al mgm aziendale, siano in grado di strutturare percorsi personalizzati e a step, consente alle aziende di non demotivarsi strada facendo e di condividere nel modo corretto gli obiettivi prefissati, dando così una spinta importante al raggiungimento degli stessi.
Sono tanti gli aspetti di cui si deve tenere conto in un progetto di avvicinamento alla sostenibilità. Sviluppo tecnologico, utilizzo di nuovi materiali, processi di smaltimento, sviluppo di nuove competenze, benessere dei dipendenti, parità di genere… la lista è ancora lunga.
Non è necessario affrontare tutto subito ma avere chiaro il punto di partenza può fare la differenza.
Se vuoi essere tra le PMI innovative, quelle che investono in sostenibilità e che credono di poter fare la differenza… traendone guadagno, chiamaci.
Potremmo essere ciò che stavi cercando.