Imballato o sfuso?
Muoversi nelle due direzioni, avendo come obiettivo comune la sostenibilità, non può che portare vantaggi. Nei primi mesi di questo anno il Parlamento Europeo ha approvato il Regolamento europeo imballaggi e rifiuti da imballaggio (PPWR) introducendo una serie di norme, limitazioni e azioni correttive da mettere in atto in merito all’utilizzo degli imballaggi monouso e non, nonché al loro smaltimento o riutilizzo. Sicuramente indicazioni utili a ridurre l’utilizzo della plastica monouso e a sollecitarne la raccolta per lo smaltimento e/o il riuso.
Certo è che se l’obiettivo da raggiungere deve essere la riduzione dei rifiuti niente può essere meglio dello sfuso.
Andare a fare la spesa come facevano i nostri nonni, portandosi da casa contenitori da riempire di prodotti che si trovano sfusi nei diversi punti vendita può e deve essere sicuramente la strada da perseguire.
Chi ha una certa età si ricorderà sicuramente dei cassetti colmi di pasta dai quali il negoziante attingeva per riempire la borsina che l’acquirente aveva portato con se e ci si può certo ricordare anche di tanti altri prodotti che si vendevano sfusi come il sale, lo zucchero, le caramelle…la lista potrebbe essere molto lunga.
Tornare indietro, in questo caso, ci farebbe fare passi da gigante in avanti.
Molti si stanno organizzando. Francia e Spagna sono stati, in Europa, gli apripista ed ora i supermercati devono per legge organizzarsi, per il 20% dello spazio destinato alla vendita, con corner organizzati per la vendita dello sfuso.
In Italia la situazione ha diverse sfaccettature.
Sono presenti sul territorio nazionali già da anni catene nate per la vendita esclusiva (o prevalente) dello sfuso, realtà quali Sfusitalia o Negozio Leggero .
La legge 12/12/2019 n. 1411 (Decreto Clima) consente ai cittadini italiani di acquistare prodotti alimentari sfusi nei supermercati portandosi da casa contenitori riutilizzabili.
Un’inchiesta (non rappresentativa della totalità degli italiani) del 2022 organizzata da Greenpeace ha però evidenziato, da una lato, quanto le catene di supermercati fatichino ad adattarsi alla legge, dall’altro quanto poco ci sia conoscenza delle normative: solo 1 italiano su 3 era a conoscenza di tale possibilità.
A remare contro lo sviluppo dello sfuso anche argomentazioni legate all’igiene o alla durabilità dei prodotti.
Nonostante tutte le difficoltà qualcosa si sta muovendo anche in Italia e l’Emilia Romagna incentiva la vendita di prodotti sfusi con una nuovissima Legge regionale.
Con la nuova Legge è previsto anche un incentivo finanziario, della misura di massimo 5.000 euro a esercizio commerciale, per chi aprirà (o implementerà in realtà già operanti) punti vendita o green corner dedicati allo sfuso (o al km zero).
Tra i vincoli per accedere al beneficio quello di restare operativi per almeno tre anni, pena la revoca del contributo.
Fare qualcosa si può.
E’ necessario individuare le giuste modalità così come validi sistemi incentivanti oltre che risolvere questioni quali la poca informazione e lo sviluppo delle reti di sfuso sul territorio nazionale.
Nuove possibilità di business? Nuovi posti di lavoro? Staremo a vedere…
Imballato o sfuso?
Muoversi nelle due direzioni, avendo come obiettivo comune la sostenibilità, non può che portare vantaggi. Nei primi mesi di questo anno il Parlamento Europeo ha approvato il Regolamento europeo imballaggi e rifiuti da imballaggio (PPWR) introducendo una serie di norme, limitazioni e azioni correttive da mettere in atto in merito all’utilizzo degli imballaggi monouso e non, nonché al loro smaltimento o riutilizzo. Sicuramente indicazioni utili a ridurre l’utilizzo della plastica monouso e a sollecitarne la raccolta per lo smaltimento e/o il riuso.
Certo è che se l’obiettivo da raggiungere deve essere la riduzione dei rifiuti niente può essere meglio dello sfuso.
Andare a fare la spesa come facevano i nostri nonni, portandosi da casa contenitori da riempire di prodotti che si trovano sfusi nei diversi punti vendita può e deve essere sicuramente la strada da perseguire.
Chi ha una certa età si ricorderà sicuramente dei cassetti colmi di pasta dai quali il negoziante attingeva per riempire la borsina che l’acquirente aveva portato con se e ci si può certo ricordare anche di tanti altri prodotti che si vendevano sfusi come il sale, lo zucchero, le caramelle…la lista potrebbe essere molto lunga.
Tornare indietro, in questo caso, ci farebbe fare passi da gigante in avanti.
Molti si stanno organizzando. Francia e Spagna sono stati, in Europa, gli apripista ed ora i supermercati devono per legge organizzarsi, per il 20% dello spazio destinato alla vendita, con corner organizzati per la vendita dello sfuso.
In Italia la situazione ha diverse sfaccettature.
Sono presenti sul territorio nazionali già da anni catene nate per la vendita esclusiva (o prevalente) dello sfuso, realtà quali Sfusitalia o Negozio Leggero .
La legge 12/12/2019 n. 1411 (Decreto Clima) consente ai cittadini italiani di acquistare prodotti alimentari sfusi nei supermercati portandosi da casa contenitori riutilizzabili.
Un’inchiesta (non rappresentativa della totalità degli italiani) del 2022 organizzata da Greenpeace ha però evidenziato, da una lato, quanto le catene di supermercati fatichino ad adattarsi alla legge, dall’altro quanto poco ci sia conoscenza delle normative: solo 1 italiano su 3 era a conoscenza di tale possibilità.
A remare contro lo sviluppo dello sfuso anche argomentazioni legate all’igiene o alla durabilità dei prodotti.
Nonostante tutte le difficoltà qualcosa si sta muovendo anche in Italia e l’Emilia Romagna incentiva la vendita di prodotti sfusi con una nuovissima Legge regionale.
Con la nuova Legge è previsto anche un incentivo finanziario, della misura di massimo 5.000 euro a esercizio commerciale, per chi aprirà (o implementerà in realtà già operanti) punti vendita o green corner dedicati allo sfuso (o al km zero).
Tra i vincoli per accedere al beneficio quello di restare operativi per almeno tre anni, pena la revoca del contributo.
Fare qualcosa si può.
E’ necessario individuare le giuste modalità così come validi sistemi incentivanti oltre che risolvere questioni quali la poca informazione e lo sviluppo delle reti di sfuso sul territorio nazionale.
Nuove possibilità di business? Nuovi posti di lavoro? Staremo a vedere…