Per fast fashion si intende il modello di produzione e consumo nel settore dell’abbigliamento che si basa sulla produzione di capi di moda a basso costo e ad alta velocità. Un modello diventato predominante negli ultimi decenni grazie alla globalizzazione e all’avvento della tecnologia che ha reso possibile la produzione su larga scala a costi ridotti.
Parlando di fast fashion è necessario porre l’attenzione su:
rapporto tempo-costi, vale a dire alla velocità con cui i capi vengono prodotti e portati sul mercato e la loro disponibilità a prezzi accessibili,
quantitativi di produzione che, grazie a processi di produzione efficienti, diventano esponenziali nei numeri arrivando a proporre oltre 7.200 nuovi modelli di vestiti al giorno. Processi nei quali viene utilizzata, senza alcun pensiero, manodopera a basso costo in paesi in via di sviluppo,
ciclo di vita che deve essere breve e che, studiato appositamente dal brand, deve spingere il consumatore a nuovi acquisti nel breve (brevissimo) periodo.
La fast fashion ha un considerevole impatto in termini di sostenibilità
Ambientale causato da produzione su larga scala e rapida rotazione delle collezioni. La fast fashion è associata a un elevato consumo di risorse naturali, inquinamento dell’aria e dell’acqua, e generazione di rifiuti tessili.
Sociale, legato alle condizioni di lavoro nei paesi in cui vengono prodotti i capi dove le condizioni sono spesso critiche, i lavoratori possono essere sottopagati e costretti a lavorare in condizioni poco sicure.
In termini ambientali l’impatto della fast fashion si ripercuote in diverse fasi del suo ciclo di vita, dalla produzione, la distribuzione, l’uso fino allo smaltimento dei capi. Alcuni dei principali impatti ambientali possono essere riscontrati in:
utilizzo di risorse naturali: più si produce maggiore è la quantità di risorse naturali, tra cui acqua, terra e combustibili fossili, di cui si necessita. La coltivazione del cotone, ad esempio, richiede enormi quantità di acqua e pesticidi, mentre la produzione di fibre sintetiche come il poliestere dipende dai combustibili fossili,
inquinamento dell’aria e dell’acqua: tintura e finitura generano inquinamento dell’aria e dell’acqua attraverso l’emissione di sostanze chimiche tossiche. Queste sostanze possono contaminare le risorse idriche e danneggiare la salute umana e gli ecosistemi. Da una indagine Greenpeace riscontra la presenza di sostanze chimiche pericolose sopra i livelli di legge nei prodotti di una nota azienda di fast fashion. Questo rappresenta un grave pericolo per i consumatori, ma soprattutto per i lavoratori e le lavoratrici delle fabbriche in Cina. Per Greenpeace “l’impresa ha uno scarso (o addirittura assente) controllo della gestione delle sostanze chimiche pericolose usate nelle filiere produttive. È evidente il disinteresse nei confronti dei rischi ambientali e per la salute umana”,
generazione di rifiuti: acquisto frequente e obsolescenza rapida dei capi portano all’aumento della quantità di tessuti e indumenti che viene scartata ogni anno, contribuendo al problema dei rifiuti tessili, rifiuti che possono finire in discariche o essere bruciati, generando ulteriore inquinamento e impatto ambientale,
deforestazione: per far spazio e nuove piantagioni con inevitabili conseguenze sull’ambiente, inclusa la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico,
trasporto e distribuzione: per coprire una distribuzione globale sempre più vengono utilizzati mezzi di trasporto ad alto impatto ambientale come le navi cargo che, pur consentendo trasporto su lunghe distanze, agiscono a discapito di un inevitabile aumento delle emissioni di gas serra e dell’inquinamento atmosferico associato al trasporto stesso.
Anche l’impatto sul sociale risulta essere significativo. E’ necessario porre l’attenzione a:
condizioni di lavoro in quanto nei paesi in via di sviluppo, dove gran parte della produzione di fast fashion è dislocata, le condizioni di lavoro possono essere estremamente precarie (bassi salari, lunghe ore lavorative, mancanza di sicurezza sul lavoro e discriminazione, casi di sfruttamento e abusi),
sicurezza sul lavoro: le fabbriche tessili coinvolte nella produzione di abbigliamento fast fashion, nate solitamente in paesi in via di sviluppo, sono spesso pericolose per i lavoratori. Incidenti come incendi, crolli di edifici e altri incidenti sul posto di lavoro possono causare gravi lesioni e perdite di vite umane. Incidenti tragici come il crollo del Rana Plaza in Bangladesh nel 2013 hanno portato all’attenzione globale sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche di abbigliamento,
diritti dei lavoratori: ancora legati alla logistica delle fabbriche impegnate nella fast fashion, anche i diritti dei lavoratori subiscono una mancanza di regolamentazione. I lavoratori rischiano, il più delle volte, di trovarsi privi dei loro diritti fondamentali, come il diritto all’associazione sindacale e alla contrattazione collettiva,
impatto sulle comunità locali: a causa dalla rapida espansione della produzione si registrano, nei paesi interessati, un forte deterioramento dell’ambiente, la perdita di terreni agricoli e la dislocazione delle persone.
L’influenza della fast fashion non si limita ad ambiente e sociale. Si può certamente affermare che questa modalità fast ha impatto su diversi altri aspetti della vita. Cultura e identità risentono certamente di questa moda globale che spersonalizza rendendo tutti omogenei, che ci si trovi in Norvegia cosi come in Cina, e modellando in modo significativo la cultura e l’immagine di sé delle persone.
Anche l’economia globale viene influenzate dalla moda fast. Le grandi aziende di fast fashion hanno un ruolo dominante nel mercato dell’abbigliamento e possono avere impatto sulle economie nazionali e locali attraverso occupazione, commercio e altri fattori economici. Shein, azienda di fast fashion, è nel 2023 l’azienda più quotata al mondo sul mercato degli e-commerce, con un valore di 66 miliardi di dollari, aumentato di quasi 20 volte dal 2018.
Sicuramente il comportamento dei consumatori è stato influenzato dalla moda fast. La velocità, caratteristica della fast fashion, è diventata un must in diversi aspetti dei beni di consumo e quindi il consumo rapido e l’acquisto impulsivo sono diventati, per lo più, le modalità predominanti di fare acquisti. La cultura del “usa e getta”, promossa dalla fast fashion, ha contribuito a una mentalità di consumo superficiale e ad una minore valorizzazione della qualità e della durabilità dei prodotti. I consumatori possono essere influenzati a fare acquisti più frequenti, spesso basati sulle ultime tendenze di moda piuttosto che sulla qualità o sulla durabilità dei prodotti.
La discussione sulla fast fashion solleva importanti questioni riguardanti il consumo responsabile, l’impatto ambientale e le condizioni di lavoro nella catena di approvvigionamento globale.
Per fortuna si iniziano ad osservare anche aspetti positivi derivanti da questa discussione. Una crescente consapevolezza degli impatti ambientali e sociali della fast fashion e quindi una maggiore attenzione alla sostenibilità e alla responsabilità sociale nel settore della moda. Questo sta influenzando il modo in cui le aziende operano e come i consumatori valutano i loro acquisti, spingendo verso una maggiore trasparenza e responsabilità nell’intera catena di approvvigionamento.
Le iniziative di sostenibilità sociale nel settore della moda stanno emergendo per affrontare i problemi riscontrati. Ciò include l’adozione di pratiche di produzione etica, il rispetto dei diritti dei lavoratori lungo la catena di approvvigionamento e l’investimento nelle comunità locali.
Iniziative per promuovere la sostenibilità nel settore, come l’uso di materiali riciclati, pratiche di produzione etiche e l’adozione di modelli di business più sostenibili.
Anche in questo mondo qualcosa si sta muovendo e tanto c’è ancora da fare. Tantissimi sono gli ambiti nei quali vengono fatte azioni volte alla sostenibilità (nuovi materiali, nuovi modelli di produzione, nuove tecnologie, differenti fonti di energie, ….). Alcuni Paesi, come la Francia, si stanno muovendo per attivare nuove manovre contro la fast fashion (penalità, eco-contribuiti in capo alle aziende, divieto di pubblicità). Come sempre ci domandiamo se la strada che si sta percorrendo può essere quella giusta o se ci sono aggiustamenti da fare. Una domanda alla quale oggi, forse, non siamo in grado di dare una risposta. E quindi l’unica cosa che possiamo fare è proseguire e cercare di fare del nostro meglio attivando progetti in ottica sostenibilità.
I nostri professionisti possono aiutarti ad individuare il giusto sostegno finanziario per i tuoi progetti volti alla sostenibilità.
Abbiamo già parlato di tessile e sostenibilità. Se l’argomento ti interessa continua a seguirci, ci saranno approfondimenti.
Per fast fashion si intende il modello di produzione e consumo nel settore dell’abbigliamento che si basa sulla produzione di capi di moda a basso costo e ad alta velocità. Un modello diventato predominante negli ultimi decenni grazie alla globalizzazione e all’avvento della tecnologia che ha reso possibile la produzione su larga scala a costi ridotti.
Parlando di fast fashion è necessario porre l’attenzione su:
rapporto tempo-costi, vale a dire alla velocità con cui i capi vengono prodotti e portati sul mercato e la loro disponibilità a prezzi accessibili,
quantitativi di produzione che, grazie a processi di produzione efficienti, diventano esponenziali nei numeri arrivando a proporre oltre 7.200 nuovi modelli di vestiti al giorno. Processi nei quali viene utilizzata, senza alcun pensiero, manodopera a basso costo in paesi in via di sviluppo,
ciclo di vita che deve essere breve e che, studiato appositamente dal brand, deve spingere il consumatore a nuovi acquisti nel breve (brevissimo) periodo.
La fast fashion ha un considerevole impatto in termini di sostenibilità
Ambientale causato da produzione su larga scala e rapida rotazione delle collezioni. La fast fashion è associata a un elevato consumo di risorse naturali, inquinamento dell’aria e dell’acqua, e generazione di rifiuti tessili.
Sociale, legato alle condizioni di lavoro nei paesi in cui vengono prodotti i capi dove le condizioni sono spesso critiche, i lavoratori possono essere sottopagati e costretti a lavorare in condizioni poco sicure.
In termini ambientali l’impatto della fast fashion si ripercuote in diverse fasi del suo ciclo di vita, dalla produzione, la distribuzione, l’uso fino allo smaltimento dei capi. Alcuni dei principali impatti ambientali possono essere riscontrati in:
utilizzo di risorse naturali: più si produce maggiore è la quantità di risorse naturali, tra cui acqua, terra e combustibili fossili, di cui si necessita. La coltivazione del cotone, ad esempio, richiede enormi quantità di acqua e pesticidi, mentre la produzione di fibre sintetiche come il poliestere dipende dai combustibili fossili,
inquinamento dell’aria e dell’acqua: tintura e finitura generano inquinamento dell’aria e dell’acqua attraverso l’emissione di sostanze chimiche tossiche. Queste sostanze possono contaminare le risorse idriche e danneggiare la salute umana e gli ecosistemi. Da una indagine Greenpeace riscontra la presenza di sostanze chimiche pericolose sopra i livelli di legge nei prodotti di una nota azienda di fast fashion. Questo rappresenta un grave pericolo per i consumatori, ma soprattutto per i lavoratori e le lavoratrici delle fabbriche in Cina. Per Greenpeace “l’impresa ha uno scarso (o addirittura assente) controllo della gestione delle sostanze chimiche pericolose usate nelle filiere produttive. È evidente il disinteresse nei confronti dei rischi ambientali e per la salute umana”,
generazione di rifiuti: acquisto frequente e obsolescenza rapida dei capi portano all’aumento della quantità di tessuti e indumenti che viene scartata ogni anno, contribuendo al problema dei rifiuti tessili, rifiuti che possono finire in discariche o essere bruciati, generando ulteriore inquinamento e impatto ambientale,
deforestazione: per far spazio e nuove piantagioni con inevitabili conseguenze sull’ambiente, inclusa la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico,
trasporto e distribuzione: per coprire una distribuzione globale sempre più vengono utilizzati mezzi di trasporto ad alto impatto ambientale come le navi cargo che, pur consentendo trasporto su lunghe distanze, agiscono a discapito di un inevitabile aumento delle emissioni di gas serra e dell’inquinamento atmosferico associato al trasporto stesso.
Anche l’impatto sul sociale risulta essere significativo. E’ necessario porre l’attenzione a:
condizioni di lavoro in quanto nei paesi in via di sviluppo, dove gran parte della produzione di fast fashion è dislocata, le condizioni di lavoro possono essere estremamente precarie (bassi salari, lunghe ore lavorative, mancanza di sicurezza sul lavoro e discriminazione, casi di sfruttamento e abusi),
sicurezza sul lavoro: le fabbriche tessili coinvolte nella produzione di abbigliamento fast fashion, nate solitamente in paesi in via di sviluppo, sono spesso pericolose per i lavoratori. Incidenti come incendi, crolli di edifici e altri incidenti sul posto di lavoro possono causare gravi lesioni e perdite di vite umane. Incidenti tragici come il crollo del Rana Plaza in Bangladesh nel 2013 hanno portato all’attenzione globale sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche di abbigliamento,
diritti dei lavoratori: ancora legati alla logistica delle fabbriche impegnate nella fast fashion, anche i diritti dei lavoratori subiscono una mancanza di regolamentazione. I lavoratori rischiano, il più delle volte, di trovarsi privi dei loro diritti fondamentali, come il diritto all’associazione sindacale e alla contrattazione collettiva,
impatto sulle comunità locali: a causa dalla rapida espansione della produzione si registrano, nei paesi interessati, un forte deterioramento dell’ambiente, la perdita di terreni agricoli e la dislocazione delle persone.
L’influenza della fast fashion non si limita ad ambiente e sociale. Si può certamente affermare che questa modalità fast ha impatto su diversi altri aspetti della vita. Cultura e identità risentono certamente di questa moda globale che spersonalizza rendendo tutti omogenei, che ci si trovi in Norvegia cosi come in Cina, e modellando in modo significativo la cultura e l’immagine di sé delle persone.
Anche l’economia globale viene influenzate dalla moda fast. Le grandi aziende di fast fashion hanno un ruolo dominante nel mercato dell’abbigliamento e possono avere impatto sulle economie nazionali e locali attraverso occupazione, commercio e altri fattori economici. Shein, azienda di fast fashion, è nel 2023 l’azienda più quotata al mondo sul mercato degli e-commerce, con un valore di 66 miliardi di dollari, aumentato di quasi 20 volte dal 2018.
Sicuramente il comportamento dei consumatori è stato influenzato dalla moda fast. La velocità, caratteristica della fast fashion, è diventata un must in diversi aspetti dei beni di consumo e quindi il consumo rapido e l’acquisto impulsivo sono diventati, per lo più, le modalità predominanti di fare acquisti. La cultura del “usa e getta”, promossa dalla fast fashion, ha contribuito a una mentalità di consumo superficiale e ad una minore valorizzazione della qualità e della durabilità dei prodotti. I consumatori possono essere influenzati a fare acquisti più frequenti, spesso basati sulle ultime tendenze di moda piuttosto che sulla qualità o sulla durabilità dei prodotti.
La discussione sulla fast fashion solleva importanti questioni riguardanti il consumo responsabile, l’impatto ambientale e le condizioni di lavoro nella catena di approvvigionamento globale.
Per fortuna si iniziano ad osservare anche aspetti positivi derivanti da questa discussione. Una crescente consapevolezza degli impatti ambientali e sociali della fast fashion e quindi una maggiore attenzione alla sostenibilità e alla responsabilità sociale nel settore della moda. Questo sta influenzando il modo in cui le aziende operano e come i consumatori valutano i loro acquisti, spingendo verso una maggiore trasparenza e responsabilità nell’intera catena di approvvigionamento.
Le iniziative di sostenibilità sociale nel settore della moda stanno emergendo per affrontare i problemi riscontrati. Ciò include l’adozione di pratiche di produzione etica, il rispetto dei diritti dei lavoratori lungo la catena di approvvigionamento e l’investimento nelle comunità locali.
Iniziative per promuovere la sostenibilità nel settore, come l’uso di materiali riciclati, pratiche di produzione etiche e l’adozione di modelli di business più sostenibili.
Anche in questo mondo qualcosa si sta muovendo e tanto c’è ancora da fare. Tantissimi sono gli ambiti nei quali vengono fatte azioni volte alla sostenibilità (nuovi materiali, nuovi modelli di produzione, nuove tecnologie, differenti fonti di energie, ….). Alcuni Paesi, come la Francia, si stanno muovendo per attivare nuove manovre contro la fast fashion (penalità, eco-contribuiti in capo alle aziende, divieto di pubblicità). Come sempre ci domandiamo se la strada che si sta percorrendo può essere quella giusta o se ci sono aggiustamenti da fare. Una domanda alla quale oggi, forse, non siamo in grado di dare una risposta. E quindi l’unica cosa che possiamo fare è proseguire e cercare di fare del nostro meglio attivando progetti in ottica sostenibilità.
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Abbiamo già parlato di tessile e sostenibilità. Se l’argomento ti interessa continua a seguirci, ci saranno approfondimenti.