La sostenibilità idrica è un altro elemento di cui tener conto.
Strano a dirsi ma per mettere il cibo sopra le nostre tavole abbiamo necessariamente bisogno di acqua, molta acqua in realtà.
Che si tratti di carne, latticini, cereali, verdura o frutta l’acqua è sempre protagonista.
Quello che cambia è, oltre al quantitativo necessario ad allevare (altissimo – la produzione di manzo richiede circa 15.400 litri d’acqua per chilogrammo) piuttosto che a coltivare (meno – per la coltivazione dei legumi il consumo di acqua è inferiore ai 4.000 litri per chilogrammo mentre i pomodori ne consumano appena 214, seguiti da patate e lattuga, rispettivamente con 287 e 237 litri), la tipologia di acqua che viene utilizzata.
Possiamo dividere in tre categorie le acque che vengono utilizzate:
- Acqua verde : quella piovana che viene assorbita direttamente dal terreno
- Acqua blu : quella prelevata da fiumi, falde acquifere o laghi per l’irrigazione artificiale
- Acqua grigia : quella necessaria a diluire fertilizzanti, pesticidi e tutti gli agenti chimici utilizzati nei processi produttivi
E’ facile capire che le coltivazioni all’aperto, così come gli allevamenti estensivi all’aperto utilizzano, se tutto va come dovrebbe, un maggior quantitativo di acqua verde rispetto alle serre o agli allevamenti intensivi (solitamente al chiuso).
Il rapporto tra acqua verde e acqua blu però cambia in periodi di siccità, oggi sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, dove la scarsità di apporto di acqua piovana spinge ad attingere ad un quantitativo maggiore di acqua blu.
E cosa accade se non se ne ha disponibilità a sufficienza?
Oppure se le acque blu risultano essere inquinate anche (o soprattutto) da quegli allevamenti e/o colture (con liquami, agenti chimici, concimi,…) che adesso hanno bisogno di attingere?
Una gestione sostenibile della risorsa acqua è chiaramente indispensabile
- per garantire la continuità degli allevamenti e delle colture
- per un minor impatto ambientale
- per la nostra sussistenza.
Falde inquinate possono danneggiare gli allevamenti, l’ambiente e la salute umana.
Prevenire l’inquinamento delle risorse idriche e garantire l’accesso all’acqua pulita è essenziale per rendere gli allevamenti più resilienti a eventi climatici estremi.
Falde inquinate possono avere impatti diretti sugli animali (intossicazione o riduzione della produttività) o sulla produzione agricola (irrigazione contaminata, danni al suolo) con inevitabili conseguenze economiche (costi aggiuntivi, perdita di capi, rischio reputazionale) e ripercussioni sulla salute umana (accumulo di contaminanti nella catena alimentare, malattie zoonotiche).
E’ fondamentale pensare a possibili soluzioni come ad esempio l’utilizzo di sistemi di filtraggio o depurazione per rimuovere contaminanti chimici e biologici, il controllo periodico della qualità delle falde e delle riserve idriche per identificare eventuali problemi, la promozione di pratiche agricole sostenibili (ad es. limitare l’uso di fertilizzanti chimici e pesticidi) o ancora l’incentivazione della raccolta dell’acqua piovana o la creazione di bacini artificiali per ridurre la dipendenza dalle falde acquifere.
Alcune di queste soluzioni potrebbero tornare utili anche in periodi di siccità durante i quali la riduzione di disponibilità di acqua mette a rischio allevamenti e colture.
La siccità riduce la crescita dell’erba nei pascoli, diminuendo la disponibilità di cibo per gli animali al pascolo.
Gli allevatori spesso devono acquistare mangimi alternativi, che diventano più costosi proprio perché anche le colture agricole (come mais e soia) subiscono l’effetto della siccità.
Il foraggio disponibile può essere di qualità inferiore, con conseguente peggioramento delle condizioni di salute degli animali.
La mancanza di acqua e cibo di qualità provoca stress termico, calo del sistema immunitario e perdita di peso negli animali che porta a riduzione della produttività.
Da tutto questo derivano aumento dei costi, calo della produzione e, nei casi più estremi, abbandono degli allevamenti con rischio di desertificazione e perdita di biodiversità nei pascoli.
Per il futuro investire in sistemi di raccolta e conservazione dell’acqua piovana, ridurre lo stress sul terreno e migliorare la rigenerazione dei pascoli, passare a modelli più resilienti, come allevamenti misti con coltivazione di foraggi più resistenti alla siccità e utilizzare tecnologie avanzate per il monitoraggio dell’uso dell’acqua e sistemi di irrigazione più efficienti possono essere delle soluzioni.
Non sei un allevatore e neanche un agricoltore.
Pensi di non poter fare niente?
Pensi che la questione non ti riguarda?
Se la differenza di percentuali di acqua necessaria per l’allevamento piuttosto che per l’agricoltura non ha avuto impatto su di te, puoi sicuramente fare una cosa …
Non sprecare acqua!
La sostenibilità idrica è un altro elemento di cui tener conto.
Strano a dirsi ma per mettere il cibo sopra le nostre tavole abbiamo necessariamente bisogno di acqua, molta acqua in realtà.
Che si tratti di carne, latticini, cereali, verdura o frutta l’acqua è sempre protagonista.
Quello che cambia è, oltre al quantitativo necessario ad allevare (altissimo – la produzione di manzo richiede circa 15.400 litri d’acqua per chilogrammo) piuttosto che a coltivare (meno – per la coltivazione dei legumi il consumo di acqua è inferiore ai 4.000 litri per chilogrammo mentre i pomodori ne consumano appena 214, seguiti da patate e lattuga, rispettivamente con 287 e 237 litri), la tipologia di acqua che viene utilizzata.
Possiamo dividere in tre categorie le acque che vengono utilizzate:
- Acqua verde : quella piovana che viene assorbita direttamente dal terreno
- Acqua blu : quella prelevata da fiumi, falde acquifere o laghi per l’irrigazione artificiale
- Acqua grigia : quella necessaria a diluire fertilizzanti, pesticidi e tutti gli agenti chimici utilizzati nei processi produttivi
E’ facile capire che le coltivazioni all’aperto, così come gli allevamenti estensivi all’aperto utilizzano, se tutto va come dovrebbe, un maggior quantitativo di acqua verde rispetto alle serre o agli allevamenti intensivi (solitamente al chiuso).
Il rapporto tra acqua verde e acqua blu però cambia in periodi di siccità, oggi sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, dove la scarsità di apporto di acqua piovana spinge ad attingere ad un quantitativo maggiore di acqua blu.
E cosa accade se non se ne ha disponibilità a sufficienza?
Oppure se le acque blu risultano essere inquinate anche (o soprattutto) da quegli allevamenti e/o colture (con liquami, agenti chimici, concimi,…) che adesso hanno bisogno di attingere?
Una gestione sostenibile della risorsa acqua è chiaramente indispensabile
- per garantire la continuità degli allevamenti e delle colture
- per un minor impatto ambientale
- per la nostra sussistenza.
Falde inquinate possono danneggiare gli allevamenti, l’ambiente e la salute umana.
Prevenire l’inquinamento delle risorse idriche e garantire l’accesso all’acqua pulita è essenziale per rendere gli allevamenti più resilienti a eventi climatici estremi.
Falde inquinate possono avere impatti diretti sugli animali (intossicazione o riduzione della produttività) o sulla produzione agricola (irrigazione contaminata, danni al suolo) con inevitabili conseguenze economiche (costi aggiuntivi, perdita di capi, rischio reputazionale) e ripercussioni sulla salute umana (accumulo di contaminanti nella catena alimentare, malattie zoonotiche).
E’ fondamentale pensare a possibili soluzioni come ad esempio l’utilizzo di sistemi di filtraggio o depurazione per rimuovere contaminanti chimici e biologici, il controllo periodico della qualità delle falde e delle riserve idriche per identificare eventuali problemi, la promozione di pratiche agricole sostenibili (ad es. limitare l’uso di fertilizzanti chimici e pesticidi) o ancora l’incentivazione della raccolta dell’acqua piovana o la creazione di bacini artificiali per ridurre la dipendenza dalle falde acquifere.
Alcune di queste soluzioni potrebbero tornare utili anche in periodi di siccità durante i quali la riduzione di disponibilità di acqua mette a rischio allevamenti e colture.
La siccità riduce la crescita dell’erba nei pascoli, diminuendo la disponibilità di cibo per gli animali al pascolo.
Gli allevatori spesso devono acquistare mangimi alternativi, che diventano più costosi proprio perché anche le colture agricole (come mais e soia) subiscono l’effetto della siccità.
Il foraggio disponibile può essere di qualità inferiore, con conseguente peggioramento delle condizioni di salute degli animali.
La mancanza di acqua e cibo di qualità provoca stress termico, calo del sistema immunitario e perdita di peso negli animali che porta a riduzione della produttività.
Da tutto questo derivano aumento dei costi, calo della produzione e, nei casi più estremi, abbandono degli allevamenti con rischio di desertificazione e perdita di biodiversità nei pascoli.
Per il futuro investire in sistemi di raccolta e conservazione dell’acqua piovana, ridurre lo stress sul terreno e migliorare la rigenerazione dei pascoli, passare a modelli più resilienti, come allevamenti misti con coltivazione di foraggi più resistenti alla siccità e utilizzare tecnologie avanzate per il monitoraggio dell’uso dell’acqua e sistemi di irrigazione più efficienti possono essere delle soluzioni.
Non sei un allevatore e neanche un agricoltore.
Pensi di non poter fare niente?
Pensi che la questione non ti riguarda?
Se la differenza di percentuali di acqua necessaria per l’allevamento piuttosto che per l’agricoltura non ha avuto impatto su di te, puoi sicuramente fare una cosa …
Non sprecare acqua!