GovernanceIstituzionali

Sindrome da Sapientino in azienda

Competenze in azienda

Sindrome da “Sapientino” in azienda.

Vi suona familiare?

​Vi ricordate il mitico gioco di quando eravamo bambini?
Due spinotti, la lampadina che si accende e il segnale sonoro che decreta l’immancabile “ESATTO!”.
Bellissimo a 6 anni.

​Il problema nasce quando qualcuno decide di presentarsi in riunione o in open space indossando quel casco (metaforico, s’intende) anche a 40 anni suonati.
​Tutti noi abbiamo incontrato almeno una volta nella vita professionale quell’esperto tuttologo che si sente l’unico vero depositario del sapere umano universale. Riconoscerlo è facilissimo, basta ascoltare i suoi “grandi classici”:

​👉 «A me lo vuoi dire?!» (Risposta automatica a qualsiasi affermazione, anche se gli stai spiegando cosa hai mangiato a pranzo).
👉 «Ma come non lo sai? Sono stato il primo a…» (…usare l’IA, fare smart working, bere il matcha e probabilmente, inventare la ruota).

​Scherzi a parte, in un mondo del lavoro che cambia alla velocità della luce, l’atteggiamento di chi pensa di “sapere già tutto” rischia di diventare un freno enorme per la crescita dei team e per l’innovazione.

​La verità è molto più semplice: nessuno ha l’esclusiva delle buone idee. 💡✨

​I progetti migliori non nascono dai solisti dell’egocentrismo, ma dal confronto, dall’ascolto e dalla capacità di dire – ogni tanto e senza paura – «Non lo so, tu che ne pensi?» oppure «Insegnami, sono curioso».

​La vera competenza non sta nell’avere sempre lo spinotto infilato sulla risposta giusta, ma nell’avere l’umiltà di farsi ogni giorno le domande migliori.
​E voi? Qual è la frase cult del “Sapientino” che avete incrociato nella vostra carriera?

Competenze in azienda

Sindrome da “Sapientino” in azienda.

Vi suona familiare?

​Vi ricordate il mitico gioco di quando eravamo bambini?
Due spinotti, la lampadina che si accende e il segnale sonoro che decreta l’immancabile “ESATTO!”.
Bellissimo a 6 anni.

​Il problema nasce quando qualcuno decide di presentarsi in riunione o in open space indossando quel casco (metaforico, s’intende) anche a 40 anni suonati.
​Tutti noi abbiamo incontrato almeno una volta nella vita professionale quell’esperto tuttologo che si sente l’unico vero depositario del sapere umano universale. Riconoscerlo è facilissimo, basta ascoltare i suoi “grandi classici”:

​👉 «A me lo vuoi dire?!» (Risposta automatica a qualsiasi affermazione, anche se gli stai spiegando cosa hai mangiato a pranzo).
👉 «Ma come non lo sai? Sono stato il primo a…» (…usare l’IA, fare smart working, bere il matcha e probabilmente, inventare la ruota).

​Scherzi a parte, in un mondo del lavoro che cambia alla velocità della luce, l’atteggiamento di chi pensa di “sapere già tutto” rischia di diventare un freno enorme per la crescita dei team e per l’innovazione.

​La verità è molto più semplice: nessuno ha l’esclusiva delle buone idee. 💡✨

​I progetti migliori non nascono dai solisti dell’egocentrismo, ma dal confronto, dall’ascolto e dalla capacità di dire – ogni tanto e senza paura – «Non lo so, tu che ne pensi?» oppure «Insegnami, sono curioso».

​La vera competenza non sta nell’avere sempre lo spinotto infilato sulla risposta giusta, ma nell’avere l’umiltà di farsi ogni giorno le domande migliori.
​E voi? Qual è la frase cult del “Sapientino” che avete incrociato nella vostra carriera?