Il panorama degli incentivi fiscali per l’industria italiana si appresta a una svolta decisiva.
Il confronto tra Mimit e Mef sul decreto attuativo è ormai alle battute finali, delineando una cornice normativa che punta a coniugare innovazione digitale e sostenibilità energetica (finalmente, speriamo sia la volta buona).
L’impianto del provvedimento introduce novità sostanziali rispetto alle bozze iniziali, con l’obiettivo di sbloccare gli investimenti in beni strumentali pianificati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
Ecco l’analisi tecnica dei punti chiave emersi dall’ultima bozza:
1. Estensione al Cloud e SaaS (Software-as-a-Service)
Una delle novità più rilevanti riguarda il trattamento dei beni immateriali.
Il beneficio fiscale viene ufficialmente esteso alle soluzioni software erogate in cloud tramite canoni di abbonamento.
L’agevolazione non si limita più all’acquisto in proprietà, ma copre i costi sostenuti a titolo di canone di accesso, limitatamente alla quota di competenza del periodo d’imposta agevolabile.
2. Scaglioni e Massimali dell’Iperammortamento
Il calcolo del beneficio resta strutturato su tre fasce di investimento, con massimali considerati distintamente per ciascuna annualità (2026, 2027, 2028):
- 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
- 100% per la quota tra 2,5 e 10 milioni di euro.
- 50% per la quota tra 10 e 20 milioni di euro.
3. Addio alla Clausola “Made in EU”, ma Nuovi Vincoli Documentali
Il testo definitivo segna lo stralcio della controversa clausola di territorialità (che limitava l’acquisto a beni prodotti in UE/SEE). Rimane un rigore documentale (ma che da una parte, per vedere il bicchiere mezzo pieno, va incontro alle imprese)
Niente più Autodichiarazioni.
Salta, però, la semplificazione per i beni sotto i 300.000 euro. Sarà necessaria la perizia asseverata per tutti gli investimenti, a garanzia delle caratteristiche tecniche e dell’avvenuta interconnessione.
Iter Comunicativo.
Confermate le tre comunicazioni obbligatorie verso il GSE (Preventiva, Conferma acconto 20%, Completamento). Resta al vaglio l’ipotesi di una quarta comunicazione annuale di monitoraggio.
4. La Definizione di “Completamento”
Ai fini dell’accesso al beneficio, il decreto rimanda all’Art. 109 del TUIR (consegna del bene).
Questo garantisce continuità per gli ordini complessi avviati nel 2025 ma consegnati nel 2026, salvaguardando la prenotazione originaria.
Considerazioni per le Imprese
Siamo di fronte a un’opportunità di innovazione importante, ma la complessità dell’iter procedurale richiede un approccio multidisciplinare tra finanza agevolata, ingegneria e fiscalità oltre che la supervisione di un consulente che sia in grado di gestire l’intero processo.
Luigi Jovacchini – CIO di CeR
Il panorama degli incentivi fiscali per l’industria italiana si appresta a una svolta decisiva.
Il confronto tra Mimit e Mef sul decreto attuativo è ormai alle battute finali, delineando una cornice normativa che punta a coniugare innovazione digitale e sostenibilità energetica (finalmente, speriamo sia la volta buona).
L’impianto del provvedimento introduce novità sostanziali rispetto alle bozze iniziali, con l’obiettivo di sbloccare gli investimenti in beni strumentali pianificati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
Ecco l’analisi tecnica dei punti chiave emersi dall’ultima bozza:
1. Estensione al Cloud e SaaS (Software-as-a-Service)
Una delle novità più rilevanti riguarda il trattamento dei beni immateriali.
Il beneficio fiscale viene ufficialmente esteso alle soluzioni software erogate in cloud tramite canoni di abbonamento.
L’agevolazione non si limita più all’acquisto in proprietà, ma copre i costi sostenuti a titolo di canone di accesso, limitatamente alla quota di competenza del periodo d’imposta agevolabile.
2. Scaglioni e Massimali dell’Iperammortamento
Il calcolo del beneficio resta strutturato su tre fasce di investimento, con massimali considerati distintamente per ciascuna annualità (2026, 2027, 2028):
- 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
- 100% per la quota tra 2,5 e 10 milioni di euro.
- 50% per la quota tra 10 e 20 milioni di euro.
3. Addio alla Clausola “Made in EU”, ma Nuovi Vincoli Documentali
Il testo definitivo segna lo stralcio della controversa clausola di territorialità (che limitava l’acquisto a beni prodotti in UE/SEE). Rimane un rigore documentale (ma che da una parte, per vedere il bicchiere mezzo pieno, va incontro alle imprese)
Niente più Autodichiarazioni.
Salta, però, la semplificazione per i beni sotto i 300.000 euro. Sarà necessaria la perizia asseverata per tutti gli investimenti, a garanzia delle caratteristiche tecniche e dell’avvenuta interconnessione.
Iter Comunicativo.
Confermate le tre comunicazioni obbligatorie verso il GSE (Preventiva, Conferma acconto 20%, Completamento). Resta al vaglio l’ipotesi di una quarta comunicazione annuale di monitoraggio.
4. La Definizione di “Completamento”
Ai fini dell’accesso al beneficio, il decreto rimanda all’Art. 109 del TUIR (consegna del bene).
Questo garantisce continuità per gli ordini complessi avviati nel 2025 ma consegnati nel 2026, salvaguardando la prenotazione originaria.
Considerazioni per le Imprese
Siamo di fronte a un’opportunità di innovazione importante, ma la complessità dell’iter procedurale richiede un approccio multidisciplinare tra finanza agevolata, ingegneria e fiscalità oltre che la supervisione di un consulente che sia in grado di gestire l’intero processo.
Luigi Jovacchini – CIO di CeR