La parità di genere nel settore ingegneristico è ancora lontana.
Nel 2023 si contavano in Italia circa 244.000 ingegneri iscritti all’Albo.
Nel 2021 solo il 16% era rappresentato da donne.
Una percentuale in lenta crescita considerando che nel 2023 era pari al 16,9%.
La presenza femminile cresce ma resta marginale in un mondo ancora dominato per cultura dalla presenza maschile.
Stereotipi di genere che ancora spingono a vedere la professione come prettamente maschile, mancanza di figure di riferimento che possano trasformarsi per le giovani donne in esempi da seguire, ambienti di lavoro ostili e comunque non inclusivi che spingono le donne a non intraprendere la carriera, ambienti educativi vecchio stampo che non supportano lo sviluppo di inclinazioni personali e non presentano l’intero ventaglio di scelte possibili così come la mancanza di supporto in famiglia sono sicuramente fattori che rallentano la crescita della percentuale indicata.
Con la transizione energetica la richiesta di ingegneri qualificati salirà esponenzialmente così come salirà in relazione allo sviluppo dell’energia pulita.
Si stima che la transizione creerà circa 30 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030, il rischio è che le donne restino escluse (o rientrino in modo marginale) aumentando così il divario di genere in ambito lavorativo e minando l’obiettivo della parità di genere.
In uno studio pubblicato nel 2023 dall’International Lobour Organization (ILO) si evidenzia che su100 milioni di nuovi posti di lavoro solo 30 milioni saranno appannaggio di donne (3 ogni 10).
Oggi le donne impiegate nel settore energetico sono il 76% in meno rispetto agli uomini, un divario presente in tutto il settore green. Con il Global Green Skills Report , sviluppato da Linkedin sulla base di 930 milioni di utenti Linkedin nel Mondo, è emerso che solo 1 lavoratore su 8 possiede competenze green e che in percentuale si parla del 10% di donne rispetto al 16% degli uomini.
Rebecca Razavi , dirigente di Linkedin, ha dichiarato in un’intervista all’UN Women delle Nazioni Unite “Le donne non hanno le competenze necessarie per passare facilmente ai lavori green.
Ci stiamo perdendo il talento e le idee di metà della popolazione in un settore cruciale per il futuro del nostro Pianeta.
Per soddisfare la crescente domanda di competenze verdi, dobbiamo concentrarci sulla riqualificazione delle donne.
La disparità di genere nelle green skill e nei ruoli di leadership riflette questioni più ampie di disuguaglianza di genere nella forza lavoro e limita la varietà di prospettive nella risoluzione dei problemi ambientali”.
Per ridurre il divario e raggiungere la parità di genere è necessaria una rivoluzione culturale così come investire nella formazione per le green skill.
La decisione di cambiare deve essere presa dall’alto e a cascata raggiungere i diversi livelli della società.
Lo sviluppo di green skill nel mondo femminile consente alle donne di trovare impiego in ambiti che da sempre sono di appannaggio maschile.
Un esempio positivo è rappresentato da un progetto nato nelle isole Fiji, dove il cambiamento climatico sta causando innumerevoli danni.
A un gruppo di donne è stata data la possibilità di seguire un corso di carpenteria ottenendo una certificazione valida a livello internazionale.
Le donne hanno appreso, oltre a skill puramente tecniche, fiducia in se stesse oltre che consapevolezza della loro importanza nell’ambito della loro società in relazione ai cambiamenti climatici.
Il progetto ha portato alla costruzione di 20 piccole case climate-friendly e resistenti ai disastri.
Affrontare le disuguaglianze di genere o raggiungere la parità di genere è possibile.
Casi come quello delle donne delle Isole Fiji mostrano che sono gli stereotipi di genere e la non volontà al cambiamento i veri blocchi per una realtà lavorativa più inclusiva.
Impedire che la transizione energetica si trasformi in un acceleratore del gender gap dovrebbe muoversi di pari passo con l’impegno nella ricerca in energia pulita.
Ottenere risultati positivi da un lato ma negativi dall’altro non potrebbe essere considerato un passo avanti in ottica sostenibilità e in particolare per raggiungere la parità di genere.
La parità di genere nel settore ingegneristico è ancora lontana.
Nel 2023 si contavano in Italia circa 244.000 ingegneri iscritti all’Albo.
Nel 2021solo il 16% era rappresentato da donne.
Una percentuale in lenta crescita considerando che nel 2023 era pari al 16,9%.
La presenza femminile cresce ma resta marginale in un mondo ancora dominato per cultura dalla presenza maschile.
Stereotipi di genere che ancora spingono a vedere la professione come prettamente maschile, mancanza di figure di riferimento che possano trasformarsi per le giovani donne in esempi da seguire, ambienti di lavoro ostili e comunque non inclusivi che spingono le donne a non intraprendere la carriera, ambienti educativi vecchio stampo che non supportano lo sviluppo di inclinazioni personali e non presentano l’intero ventaglio di scelte possibili così come la mancanza di supporto in famiglia sono sicuramente fattori che rallentano la crescita della percentuale indicata.
Con la transizione energetica la richiesta di ingegneri qualificati salirà esponenzialmente così come salirà in relazione allo sviluppo dell’energia pulita.
Si stima che la transizione creerà circa 30 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030, il rischio è che le donne restino escluse (o rientrino in modo marginale) aumentando così il divario di genere in ambito lavorativo.
In uno studio pubblicato nel 2023 dall’International Lobour Organization (ILO) si evidenzia che su100 milioni di nuovi posti di lavoro solo 30 milioni saranno appannaggio di donne (3 ogni 10).
Oggi le donne impiegate nel settore energetico sono il 76% in meno rispetto agli uomini, un divario presente in tutto il settore green. Con il Global Green Skills Report , sviluppato da Linkedin sulla base di 930 milioni di utenti Linkedin nel Mondo, è emerso che solo 1 lavoratore su 8 possiede competenze green e che in percentuale si parla del 10% di donne rispetto al 16% degli uomini.
Rebecca Razavi , dirigente di Linkedin, ha dichiarato in un’intervista all’UN Women delle Nazioni Unite “Le donne non hanno le competenze necessarie per passare facilmente ai lavori green.
Ci stiamo perdendo il talento e le idee di metà della popolazione in un settore cruciale per il futuro del nostro Pianeta.
Per soddisfare la crescente domanda di competenze verdi, dobbiamo concentrarci sulla riqualificazione delle donne.
La disparità di genere nelle green skill e nei ruoli di leadership riflette questioni più ampie di disuguaglianza di genere nella forza lavoro e limita la varietà di prospettive nella risoluzione dei problemi ambientali”.
Per ridurre il divario è necessaria una rivoluzione culturale così come investire nella formazione per le green skill.
La decisione di cambiare deve essere presa dall’alto e a cascata raggiungere i diversi livelli della società.
Lo sviluppo di green skill nel mondo femminile consente alle donne di trovare impiego in ambiti che da sempre sono di appannaggio maschile.
Un esempio positivo è rappresentato da un progetto nato nelle isole Fiji, dove il cambiamento climatico sta causando innumerevoli danni.
A un gruppo di donne è stata data la possibilità di seguire un corso di carpenteria ottenendo una certificazione valida a livello internazionale.
Le donne hanno appreso, oltre a skill puramente tecniche, fiducia in se stesse oltre che consapevolezza della loro importanza nell’ambito della loro società in relazione ai cambiamenti climatici.
Il progetto ha portato alla costruzione di 20 piccole case climate-friendly e resistenti ai disastri.
Affrontare le disuguaglianze di genere è possibile.
Casi come quello delle donne delle Isole Fiji mostrano che sono gli stereotipi di genere e la non volontà al cambiamento i veri blocchi per una realtà lavorativa più inclusiva.
Impedire che la transizione energetica si trasformi in un acceleratore del gender gap dovrebbe muoversi di pari passo con l’impegno nella ricerca in energia pulita.
Ottenere risultati positivi da un lato ma negativi dall’altro non potrebbe essere considerato un passo avanti in ottica sostenibilità.