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ESG & Rating Creditizio

esg e rating creditizio

ESG & Rating Creditizio: implicazioni tecniche delle Linee Guida EBA 2026

Dal 1° gennaio 2026 le linee guida EBA sulla gestione dei rischi ESG sono pienamente integrate nei processi di valutazione del rischio delle banche europee.

L’effetto è strutturale: i fattori ESG diventano parte integrante dei modelli interni di rischio e dei requisiti prudenziali.

1. ESG come “Risk Multipliers”

Le banche non trattano più gli aspetti ambientali, sociali e di governance come un rischio autonomo.

Nella logica EBA, gli ESG agiscono come moltiplicatori dei rischi finanziari tradizionali, incidendo su:

– rischio di credito

– rischio operativo

– rischio di mercato

– rischio di liquidità

Un’impresa con esposizioni ESG non presidiate presenta una maggiore probabilità di default e una maggiore perdita in caso di default.

2. Ma qual è allora il nodo critico?

La disponibilità dei dati

Per le PMI, il principale fattore di rischio non è la performance ESG, ma l’assenza di informazioni strutturate.

In mancanza di dati, gli istituti applicano il principio di prudenza:

– peggioramento del rating

– incremento degli spread applicati

– riduzione della capacità di assorbimento del rischio da parte della banca

La non trasparenza diventa un costo finanziario diretto.

3. Imprese non obbligate: cosa cambia

Anche le aziende non soggette a CSRD non sono escluse dagli impatti.

Per mantenere un profilo creditizio competitivo, è necessario:

– mappare i rischi ESG rilevanti

– definire indicatori misurabili

– comunicare dati minimi e verificabili

Per le PMI, lo standard #VSME rappresenta un framework proporzionato e riconosciuto.

4. Il nuovo paradigma del credito

Nel contesto regolatorio attuale, la trasparenza ESG diventa un asset informativo che incide direttamente sul costo del capitale.

Di fatto, costituisce il nuovo collaterale: un elemento che rafforza la fiducia dell’intermediario e abilita condizioni economiche più favorevoli.

Non è più il tempo di rinviare un percorso che deve essere affrontato sin da subito per non dover poi correre ai ripari e quindi “curare invece che prevenire”, uno dei mali di una parte del nostro sistema imprenditoriale

Luigi Jovacchini – CIO di CeR

esg e rating creditizio

ESG & Rating Creditizio: implicazioni tecniche delle Linee Guida EBA 2026

Dal 1° gennaio 2026 le linee guida EBA sulla gestione dei rischi ESG sono pienamente integrate nei processi di valutazione del rischio delle banche europee.

L’effetto è strutturale: i fattori ESG diventano parte integrante dei modelli interni di rischio e dei requisiti prudenziali.

1. ESG come “Risk Multipliers”

Le banche non trattano più gli aspetti ambientali, sociali e di governance come un rischio autonomo.

Nella logica EBA, gli ESG agiscono come moltiplicatori dei rischi finanziari tradizionali, incidendo su:

– rischio di credito

– rischio operativo

– rischio di mercato

– rischio di liquidità

Un’impresa con esposizioni ESG non presidiate presenta una maggiore probabilità di default e una maggiore perdita in caso di default.

2. Ma qual è allora il nodo critico?

La disponibilità dei dati

Per le PMI, il principale fattore di rischio non è la performance ESG, ma l’assenza di informazioni strutturate.

In mancanza di dati, gli istituti applicano il principio di prudenza:

– peggioramento del rating

– incremento degli spread applicati

– riduzione della capacità di assorbimento del rischio da parte della banca

La non trasparenza diventa un costo finanziario diretto.

3. Imprese non obbligate: cosa cambia

Anche le aziende non soggette a CSRD non sono escluse dagli impatti.

Per mantenere un profilo creditizio competitivo, è necessario:

– mappare i rischi ESG rilevanti

– definire indicatori misurabili

– comunicare dati minimi e verificabili

Per le PMI, lo standard #VSME rappresenta un framework proporzionato e riconosciuto.

4. Il nuovo paradigma del credito

Nel contesto regolatorio attuale, la trasparenza ESG diventa un asset informativo che incide direttamente sul costo del capitale.

Di fatto, costituisce il nuovo collaterale: un elemento che rafforza la fiducia dell’intermediario e abilita condizioni economiche più favorevoli.

Non è più il tempo di rinviare un percorso che deve essere affrontato sin da subito per non dover poi correre ai ripari e quindi “curare invece che prevenire”, uno dei mali di una parte del nostro sistema imprenditoriale

Luigi Jovacchini – CIO di CeR