Economia CircolareSostenibilità

Economia circolare questa sconosciuta

By 8 Agosto 2024Luglio 23rd, 2025No Comments
economia circolare

Dal sondaggio IPSOS “L’Italia e l’economia circolare” emerge che un italiano su 5 non abbia mai sentito parlare di economia circolare.
In un mondo nel quale agire per la sostenibilità è ormai forse l’unico modo per scongiurare un futuro funesto, il fatto che in Italia i concetti legati all’economia circolare non siano per tutti il pane quotidiano risulta essere particolarmente preoccupante.

Parliamo di economia circolare quando ci riferiamo a sistemi di produzione e consumo che abbiano alla base aspetti quali condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo.
I principali focus sono

  • Allungare la vita dei prodotti
  • Ridurre al minimo i rifiuti

Passare da una economia lineare che si basa su un percorso che prevede un massivo prelievo di materie prima, produzione, consumo e smaltimento, ad un processo circolare nel quale il percorso si trasforma in riduzione del prelievo di materie prime grazie al riutilizzo, allungamento della vita in fase di produzione, riduzione dei quantitativi da smaltire attraverso riutilizzo e riuso porta innumerevoli vantaggi tra cui, ma non solo,

  • Riduzione dell’impatto ambientale
  • Riduzione della richiesta di materie prime con conseguente aumento della disponibilità certa
  • Innovazione e crescita economica
  • Apertura di nuovi modelli di business e di nuovi posti di lavoro
  • Riduzione della massa dei rifiuti e miglioramento della loro gestione
  • Realizzazione di prodotti più durevoli

L’applicazione del modello di circolarità, cioè dell’economia circolare, parte sicuramente dalle imprese che possono fare molto già partendo dalla produzione, con la realizzazione di prodotti basati sui concetti di ecodesign, ma non è appannaggio esclusivamente delle imprese.
Ciascuno di noi può, nel proprio piccolo, appropriarsene e applicarlo alla vita di tutti i giorni.
Ed ecco che fare la spesa può trasformarsi in un momento di economia circolare se ci portiamo da casa una borsa al posto di acquistare sacchetti al negozio o se facciamo acquisti in negozi dove vendono prodotti sfusi portandoci i contenitori da casa.
Ma anche scegliere consapevolmente cosa consumare tutti i giorni si trasforma in un atto di circolarità: scegliere prodotti a km zero o provenienti da colture sostenibili, consumare prodotti non provenienti da allevamenti intensivi, prediligere alimenti con un più basso impatto ambientale…tutte scelte che possono, se condivise, impattare sulle aziende produttrici così come sulla distribuzione.

Allo stesso modo anche decidere come gestire i nostri rifiuti può impattare sull’organizzazione di alcune aziende.
Un’accurata raccolta differenziata, ad esempio, contribuisce a ottimizzare i processi di smaltimento, recupero e riutilizzo di cui diverse imprese ne hanno fatto business.
Decidere di non buttare abiti vecchi ma destinarli al riuso, magari attraverso centri di raccolta od organizzazioni locali, o al riciclo, ricavandone altri oggetti utili per l’uso quotidiano, può contribuire alla riduzione della quantità dei rifiuti tessili che, come abbiamo visto in un precedente articolo, contribuiscono in maniera preponderante alla totalità di rifiuti prodotti.

A livello normativo qualcosa si è mosso e molto si deve ancora fare per diffondere la cultura dell’economia circolare.
Le imprese, le più illuminate quelle che hanno deciso di non aspettare l’obbligatorietà ottenendo così vantaggi competitivi, stanno facendo la loro parte.
Nonostante tutto questo è fondamentale l’impegno personale di ciascuno di noi.
D’altra parte anche il deserto più grande è formato da piccoli granelli di sabbia e il movimento di uno fa smuovere tutti gli altri

economia circolare

Dal sondaggio IPSOS “L’Italia e l’economia circolare” emerge che un italiano su 5 non abbia mai sentito parlare di economia circolare.
In un mondo nel quale agire per la sostenibilità è ormai forse l’unico modo per scongiurare un futuro funesto, il fatto che in Italia i concetti legati all’economia circolare non siano per tutti il pane quotidiano risulta essere particolarmente preoccupante.

Parliamo di economia circolare quando ci riferiamo a sistemi di produzione e consumo che abbiano alla base aspetti quali condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo.
I principali focus sono

  • Allungare la vita dei prodotti
  • Ridurre al minimo i rifiuti

Passare da una economia lineare che si basa su un percorso che prevede un massivo prelievo di materie prima, produzione, consumo e smaltimento, ad un processo circolare nel quale il percorso si trasforma in riduzione del prelievo di materie prime grazie al riutilizzo, allungamento della vita in fase di produzione, riduzione dei quantitativi da smaltire attraverso riutilizzo e riuso porta innumerevoli vantaggi tra cui, ma non solo,

  • Riduzione dell’impatto ambientale
  • Riduzione della richiesta di materie prime con conseguente aumento della disponibilità certa
  • Innovazione e crescita economica
  • Apertura di nuovi modelli di business e di nuovi posti di lavoro
  • Riduzione della massa dei rifiuti e miglioramento della loro gestione
  • Realizzazione di prodotti più durevoli

L’applicazione del modello di circolarità parte sicuramente dalle imprese che possono fare molto già partendo dalla produzione, con la realizzazione di prodotti basati sui concetti di ecodesign, ma non è appannaggio esclusivamente delle imprese.
Ciascuno di noi può, nel proprio piccolo, appropriarsene e applicarlo alla vita di tutti i giorni.
Ed ecco che fare la spesa può trasformarsi in un momento di economia circolare se ci portiamo da casa una borsa al posto di acquistare sacchetti al negozio o se facciamo acquisti in negozi dove vendono prodotti sfusi portandoci i contenitori da casa.
Ma anche scegliere consapevolmente cosa consumare tutti i giorni si trasforma in un atto di circolarità: scegliere prodotti a km zero o provenienti da colture sostenibili, consumare prodotti non provenienti da allevamenti intensivi, prediligere alimenti con un più basso impatto ambientale…tutte scelte che possono, se condivise, impattare sulle aziende produttrici così come sulla distribuzione.

Allo stesso modo anche decidere come gestire i nostri rifiuti può impattare sull’organizzazione di alcune aziende.
Un’accurata raccolta differenziata, ad esempio, contribuisce a ottimizzare i processi di smaltimento, recupero e riutilizzo di cui diverse imprese ne hanno fatto business.
Decidere di non buttare abiti vecchi ma destinarli al riuso, magari attraverso centri di raccolta od organizzazioni locali, o al riciclo, ricavandone altri oggetti utili per l’uso quotidiano, può contribuire alla riduzione della quantità dei rifiuti tessili che, come abbiamo visto in un precedente articolo, contribuiscono in maniera preponderante alla totalità di rifiuti prodotti.

A livello normativo qualcosa si è mosso e molto si deve ancora fare.
Le imprese, le più illuminate quelle che hanno deciso di non aspettare l’obbligatorietà ottenendo così vantaggi competitivi, stanno facendo la loro parte.
Nonostante tutto questo è fondamentale l’impegno personale di ciascuno di noi.
D’altra parte anche il deserto più grande è formato da piccoli granelli di sabbia e il movimento di uno fa smuovere tutti gli altri