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Cambiamento Climatico

By 28 Giugno 2024Luglio 23rd, 2025No Comments
Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico non esiste. Qualcuno ancora si esprime in questi termini, eppure sono sotto gli occhi di tutti gli eventi metereologici estremi che in tutto il mondo hanno portato e continuano a portare devastazione e morte. Sia la frequenza che l’intensità di questi eventi sono aumentati e le previsioni, da studio di Enea “Mortality from extreme meteorological and hydrogeological events in Italy: a rising health threat connected to climate change”, parlano di un’ulteriore crescita.

Inondazioni, tempeste, picchi di caldo o di freddo, tornado, incendi (e molto altro ancora) sono eventi sempre più presenti nella nostra quotidianità e la percentuale di mortalità direttamente correlata a questi eventi continua a salire. Ciò che più preoccupa è però ciò che questi eventi lasciano dietro di loro, ciò a cui, chi resta, deve far fronte e a cui si deve trovare il modo di porre rimedio. Chi sopravvive molto spesso lo fa con gravi traumi fisici o psicologici e i costi per le cure mediche e l’assistenza, spesso inadeguati, lievitano costantemente. A livello economico ma non solo, è anche necessario relazionarsi con i danni alle infrastrutture e alle abitazioni, l’eventuale contaminazione delle acque e la possibile maggiore diffusione di malattie infettive. L’allagamento, l’inaridimento dei terreni o il degrado dei suoli con conseguenza sulle colture, sulla produttività agricola e l’aumento di possibili incendi. Lo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente innalzamento del livello del mare che determinano l’allontanamento degli insediamenti umani in prossimità delle zone costiere e la conseguente riduzione della percentuale di terreno adatto alla vita umana.

Direttamente correlato al cambiamento climatico e agli eventi atmosferici estremi che ne derivano, non solo l’innalzamento del livello del mare, è il fenomeno della migrazione indotta dal clima, vale a dire di quelle persone che sono costrette ad abbandonare la propria casa e il proprio territorio a causa dei disastri naturali derivanti dalla crisi climatica, come risulta dall’ Internal Displacement Monitoring Center (IDMC). L’aggravarsi del climate change trasformerà alcune zone del mondo ad essere inadatte alla vita umana e le persone che oggi vivono in queste aree saranno costrette a trovare una nuova sistemazione. Avremo quindi aree  vuote e non utilizzabili per colture o allevamento e altre altamente anche troppo densamente popolare e troppo sfruttate per il nostro uso e consumo.

E’ necessario prepararsi per affrontare al meglio i cambiamenti che ormai risultano essere inevitabili. Adottare forme di prevenzione ottimizzando e incrementando il sistema sanitario, intervenendo sulle infrastrutture rendendole più resistenti a inondazioni, tempeste, siccità o terremoti, pianificando l’uso del territorio evitando di costruire in zone non adatte o a rischio inondazioni, prevedendo strutture di raccolta acque per affrontare periodi di siccità, strutturando forme di accoglienza e integrazione  per i nuovi migranti… E quando questo non sarà sufficiente sarà necessario aver pronti piani di emergenza per la gestione delle emergenze sanitarie, per la gestione di cibo e acqua, per la gestione di potenziali epidemie o per organizzare strutture abitative di emergenza. Strutturando squadre di soccorso, creando rifugi di emergenza o implementando sistemi di allerta precoce. Tutto questo non può essere fatto dal singolo e chi è alle sfere decisionali dovrebbe pensare in modo globale e indirizzare le risorse disponibili verso progetti di salvaguardia, investendo nelle nuove tecnologie che possono fare la differenza tra  l’affrontare il futuro che si prospetta da protagonisti o il farsi trascinare dagli eventi.

Per il singolo cosa è invece possibile fare? Certo non è pensabile che l’azione di uno, possa in qualche modo essere impattante nella risoluzione di problemi di così vasta scala ma anche stare con le mani in mano non porta a nulla e quindi… perché non impegnarsi personalmente? Adottando pratiche di consumo sostenibile riducendo l’impatto ambientale attraverso scelte consapevoli (acquisto e consumo di prodotti locali, utilizzo di mezzi di trasporto a basso impatto, utilizzo di energia green), gestendo in modo consapevole le risorse naturali riducendo l’utilizzo di acqua, monitorando e ottimizzando l’utilizzo di energia, progettando con l’ecodesign ottimizzando quindi elementi quali la durabilità, il riuso, il riciclo, la riparabilità e tanto altro ancora.

Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico non esiste. Qualcuno ancora si esprime in questi termini, eppure sono sotto gli occhi di tutti gli eventi metereologici estremi che in tutto il mondo hanno portato e continuano a portare devastazione e morte. Sia la frequenza che l’intensità di questi eventi sono aumentati e le previsioni, da studio di Enea “Mortality from extreme meteorological and hydrogeological events in Italy: a rising health threat connected to climate change”, parlano di un’ulteriore crescita.

Inondazioni, tempeste, picchi di caldo o di freddo, tornado, incendi (e molto altro ancora) sono eventi sempre più presenti nella nostra quotidianità e la percentuale di mortalità direttamente correlata a questi eventi continua a salire. Ciò che più preoccupa è però ciò che questi eventi lasciano dietro di loro, ciò a cui, chi resta, deve far fronte e a cui si deve trovare il modo di porre rimedio. Chi sopravvive molto spesso lo fa con gravi traumi fisici o psicologici e i costi per le cure mediche e l’assistenza, spesso inadeguati, lievitano costantemente. A livello economico ma non solo, è anche necessario relazionarsi con i danni alle infrastrutture e alle abitazioni, l’eventuale contaminazione delle acque e la possibile maggiore diffusione di malattie infettive. L’allagamento, l’inaridimento dei terreni o il degrado dei suoli con conseguenza sulle colture, sulla produttività agricola e l’aumento di possibili incendi. Lo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente innalzamento del livello del mare che determinano l’allontanamento degli insediamenti umani in prossimità delle zone costiere e la conseguente riduzione della percentuale di terreno adatto alla vita umana.

Direttamente correlato al cambiamento climatico e agli eventi atmosferici estremi che ne derivano, non solo l’innalzamento del livello del mare, è il fenomeno della migrazione indotta dal clima, vale a dire di quelle persone che sono costrette ad abbandonare la propria casa e il proprio territorio a causa dei disastri naturali derivanti dalla crisi climatica, come risulta dall’ Internal Displacement Monitoring Center (IDMC). L’aggravarsi del climate change trasformerà alcune zone del mondo ad essere inadatte alla vita umana e le persone che oggi vivono in queste aree saranno costrette a trovare una nuova sistemazione. Avremo quindi aree  vuote e non utilizzabili per colture o allevamento e altre altamente anche troppo densamente popolare e troppo sfruttate per il nostro uso e consumo.

E’ necessario prepararsi per affrontare al meglio i cambiamenti che ormai risultano essere inevitabili. Adottare forme di prevenzione ottimizzando e incrementando il sistema sanitario, intervenendo sulle infrastrutture rendendole più resistenti a inondazioni, tempeste, siccità o terremoti, pianificando l’uso del territorio evitando di costruire in zone non adatte o a rischio inondazioni, prevedendo strutture di raccolta acque per affrontare periodi di siccità, strutturando forme di accoglienza e integrazione  per i nuovi migranti ….. E quando questo non sarà sufficiente sarà necessario aver pronti piani di emergenza per la gestione delle emergenze sanitarie, per la gestione di cibo e acqua, per la gestione di potenziali epidemie o per organizzare strutture abitative di emergenza. Strutturando squadre di soccorso, creando rifugi di emergenza o implementando sistemi di allerta precoce. Tutto questo non può essere fatto dal singolo e chi è alle sfere decisionali dovrebbe pensare in modo globale e indirizzare le risorse disponibili verso progetti di salvaguardia, investendo nelle nuove tecnologie che possono fare la differenza tra  l’affrontare il futuro che si prospetta da protagonisti o il farsi trascinare dagli eventi.

Per il singolo cosa è invece possibile fare? Certo non è pensabile che l’azione di uno, possa in qualche modo essere impattante nella risoluzione di problemi di così vasta scala ma anche stare con le mani in mano non porta a nulla e quindi…perché non impegnarsi personalmente? Adottando pratiche di consumo sostenibile riducendo l’impatto ambientale attraverso scelte consapevoli (acquisto e consumo di prodotti locali, utilizzo di mezzi di trasporto a basso impatto, utilizzo di energia green), gestendo in modo consapevole le risorse naturali riducendo l’utilizzo di acqua, monitorando e ottimizzando l’utilizzo di energia, progettando con l’ecodesign ottimizzando quindi elementi quali la durabilità, il riuso, il riciclo, la riparabilità e tanto altro ancora.