Il riciclo dei tessuti: l’impatto della fast fashion nel mercato francese
Anche il settore della moda, sia quello di grande valore come la fast fashion, sono al centro di analisi e interventi per la gestione del riciclo e in generale la loro presenza nell’economia circolare.
La moda inoltre fa parte di quello che spesso viene chiamato soft power, cioè il potere che può avere una nazione di influenzarne altre grazie ai suoi prodotti culturali. Pensiamo all’Italia e alla Francia, due nazioni di riferimento nel mondo del tessile e sicuramente portatrici di stile ed eleganza.
In altri articoli sul blog di Consulenza e Risorse abbiamo trattato dell’impatto del tessile nell’ambiente e nei processi di sostenibilità.
Il tema ha anche un impatto nei temi geopolitici, soprattutto se incide su nazioni come la Francia per la quale il soft power, come abbiamo visto, è un pilastro fondamentale.
Una recente crisi tra Le Relais e Refashion, due attori principali del riciclo di abbigliamento in Francia, ha evidenziato le difficoltà di un sistema in crisi. Questo conflitto ha anche portato alla luce il ruolo e la governance dell’organismo eco-compatibile Refashion, i cui membri – le marche francesi di abbigliamento – sono sia contribuenti che gestori, creando un conflitto di interessi che paralizza il settore.
La crisi finanziaria di Le Relais
Emmanuel Pilloy, presidente di Le Relais, ha espresso la sua frustrazione riguardo alla situazione finanziaria critica del network, che è in grave difficoltà economica.
Per protestare, Le Relais ha interrotto temporaneamente la raccolta di vestiti usati e ha organizzato manifestazioni davanti ai negozi di grandi catene come Décathlon e Kiabi, dove sono state accumulate tonnellate di tessuti non raccolti.
Il sistema di riciclo e il conflitto tra Le Relais e Refashion
Il sistema di riciclo si basa su due gruppi di attori: le aziende di raccolta e riciclo come Le Relais, che gestiscono circa il 60-70% del volume tessile in Francia, e l’organismo eco-compatibile Refashion, che percepisce una tassa di 3 centesimi per ogni prodotto tessile venduto.
Parte di questa tassa viene ridistribuita alle aziende di raccolta.
Tuttavia, con l’aumento del volume di tessuti da riciclare, Le Relais ha richiesto un aumento della retribuzione da 156 a 304 euro per tonnellata, ma Refashion ha rifiutato.
L’intervento del governo francese, tramite la ministra della Transizione ecologica Agnès Pannier-Runacher, ha portato a un compromesso temporaneo, con un contributo statale di 49 milioni di euro per salvare la filiera fino all’anno prossimo.
Il conflitto di interessi nella governance di Refashion
Il conflitto di interessi è evidente nella governance di Refashion, che è gestita dalle stesse marche di abbigliamento francesi che beneficiano del sistema.
Queste marche hanno incolpato i concorrenti asiatici per l’aumento del volume di tessuti da riciclare, ignorando il loro stesso contributo al problema.
Le conseguenze a lungo termine
Questa strategia di diversione potrebbe avere successo a breve termine, ma rischia di danneggiare il settore nel lungo periodo.
L’immobilismo di Refashion sta ostacolando lo sviluppo di una vera filiera francese di riciclo, aprendo la strada a attori stranieri come Circ e Coleo, che hanno annunciato l’apertura di nuove fabbriche di trattamento tessile in Francia.
La crisi evidenzia la necessità di una riforma profonda della filiera del riciclo che dovrebbe avvenire entro il 2026.
Il caso francese inoltre è un esempio di come migliorare i processi di riciclo dei tessuti della fast fashion strutturando meglio gli aspetti economico-societari e il vero e proprio processo di riciclo.
Il riciclo dei tessuti: l’impatto della fast fashion nel mercato francese
Anche il settore della moda, sia quello di grande valore come la fast fashion, sono al centro di analisi e interventi per la gestione del riciclo e in generale la loro presenza nell’economia circolare.
La moda inoltre fa parte di quello che spesso viene chiamato soft power, cioè il potere che può avere una nazione di influenzarne altre grazie ai suoi prodotti culturali. Pensiamo all’Italia e alla Francia, due nazioni di riferimento nel mondo del tessile e sicuramente portatrici di stile ed eleganza.
In altri articoli sul blog di Consulenza e Risorse abbiamo trattato dell’impatto del tessile nell’ambiente e nei processi di sostenibilità.
Il tema ha anche un impatto nei temi geopolitici, soprattutto se incide su nazioni come la Francia per la quale il soft power, come abbiamo visto, è un pilastro fondamentale.
Una recente crisi tra Le Relais e Refashion, due attori principali del riciclo di abbigliamento in Francia, ha evidenziato le difficoltà di un sistema in crisi. Questo conflitto ha anche portato alla luce il ruolo e la governance dell’organismo eco-compatibile Refashion, i cui membri – le marche francesi di abbigliamento – sono sia contribuenti che gestori, creando un conflitto di interessi che paralizza il settore.
La crisi finanziaria di Le Relais
Emmanuel Pilloy, presidente di Le Relais, ha espresso la sua frustrazione riguardo alla situazione finanziaria critica del network, che è in grave difficoltà economica.
Per protestare, Le Relais ha interrotto temporaneamente la raccolta di vestiti usati e ha organizzato manifestazioni davanti ai negozi di grandi catene come Décathlon e Kiabi, dove sono state accumulate tonnellate di tessuti non raccolti.
Il sistema di riciclo e il conflitto tra Le Relais e Refashion
Il sistema di riciclo si basa su due gruppi di attori: le aziende di raccolta e riciclo come Le Relais, che gestiscono circa il 60-70% del volume tessile in Francia, e l’organismo eco-compatibile Refashion, che percepisce una tassa di 3 centesimi per ogni prodotto tessile venduto.
Parte di questa tassa viene ridistribuita alle aziende di raccolta.
Tuttavia, con l’aumento del volume di tessuti da riciclare, Le Relais ha richiesto un aumento della retribuzione da 156 a 304 euro per tonnellata, ma Refashion ha rifiutato.
L’intervento del governo francese, tramite la ministra della Transizione ecologica Agnès Pannier-Runacher, ha portato a un compromesso temporaneo, con un contributo statale di 49 milioni di euro per salvare la filiera fino all’anno prossimo.
Il conflitto di interessi nella governance di Refashion
Il conflitto di interessi è evidente nella governance di Refashion, che è gestita dalle stesse marche di abbigliamento francesi che beneficiano del sistema.
Queste marche hanno incolpato i concorrenti asiatici per l’aumento del volume di tessuti da riciclare, ignorando il loro stesso contributo al problema.
Le conseguenze a lungo termine
Questa strategia di diversione potrebbe avere successo a breve termine, ma rischia di danneggiare il settore nel lungo periodo.
L’immobilismo di Refashion sta ostacolando lo sviluppo di una vera filiera francese di riciclo, aprendo la strada a attori stranieri come Circ e Coleo, che hanno annunciato l’apertura di nuove fabbriche di trattamento tessile in Francia.
La crisi evidenzia la necessità di una riforma profonda della filiera del riciclo che dovrebbe avvenire entro il 2026.
Il caso francese inoltre è un esempio di come migliorare i processi di riciclo dei tessuti strutturando meglio gli aspetti economico-societari e il vero e proprio processo di riciclo.