Open Innovation. Di cosa si parla? La traduzione letterale potrebbe essere innovazione aperta. Sta a significare un approccio all’innovazione nel quale apertura alle idee, attenzione agli stimoli e alle opportunità che arrivano dall’esterno sono i fattori trainanti.
In ambito aziendale ha assunto il significato di collaborazione, condivisione e scambio di conoscenze tra differenti organizzazioni.
Ha come obiettivo quello di stimolare l’innovazione, accelerare la crescita, promuovere l’innovazione digitale ad alta tecnologia e l’agilità.
Può essere inbound se l’azienda acquisendo informazioni, idee o competenze dall’esterno (fornitori, università, centri di ricerca, consulenti,…) ha il fine di migliorare la propria capacità innovativa oppure outbound quando l’azienda condividendo con l’esterno conoscenze e know-how ha lo scopo di attivare nuove collaborazioni e valorizzare la propria innovazione.
In entrambi i casi, di fondamentale importanza è individuare e adottare un’adeguata strategia di collaborazione per massimizzare i risultati dell’approccio.
L’open innovation porta con se diversi vantaggi tra cui
- La possibilità di accedere a una gamma più ampia di competenze e conoscenze
- La riduzione dei costi di ricerca e sviluppo
- La possibilità di innovare con più rapidità
- La diminuzione del rischio di fallimento dell’innovazione
- Il miglioramento della reputazione e della visibilità
E, come tutte le cose, alcuni svantaggi da tenere in considerazione (da qui la necessità di attuare un’adeguata strategia) tra cui:
- rischi per la proprietà intellettuale
- problemi di coordinamento
- rischio di diventare dipendente dai partner esterni
- difficoltà nell’integrazione delle innovazioni all’interno della propria organizzazione
Nonostante questi svantaggi l’open innovation resta una metodologia di approccio all’innovazione molto valida e apprezzata all’interno delle aziende (specialmente start-up e PMI).
Oggi l’open innovation sta subendo una trasformazione dettata dell’impatto sempre maggiore dell’AI. L’intelligenza artificiale potrebbe sia migliorare i processi di innovazione, nel caso fosse utilizzata come amplificatore delle capacità umane (analizzare feedback dei clienti, monitorare social network o esaminare database,…) così come potrebbe sostituirsi all’open innovation e alle capacità umane producendo nuove idee.
In questo caso l’uomo sarebbe relegato a un ruolo di selezionatore e/o implementatore di ciò che l’AI ha creato.
Comunque venga implementata l’AI all’interno di un processo di open innovation quello che risulta chiaro è che questo consentirà di introdurre temi di governance, etica e privacy rendendo l’open innovation uno strumento valido per il percorso verso la sostenibilità.
Di questo abbiamo parlato nel nostro ultimo Magazine, nell’articolo Open Innovation Sostenibile che vi invitiamo a leggere.
Open Innovation. Di cosa si parla? La traduzione letterale potrebbe essere innovazione aperta. Sta a significare un approccio all’innovazione nel quale apertura alle idee, attenzione agli stimoli e alle opportunità che arrivano dall’esterno sono i fattori trainanti.
In ambito aziendale ha assunto il significato di collaborazione, condivisione e scambio di conoscenze tra differenti organizzazioni.
Ha come obiettivo quello di stimolare l’innovazione, accelerare la crescita, promuovere l’innovazione digitale ad alta tecnologia e l’agilità.
Può essere inbound se l’azienda acquisendo informazioni, idee o competenze dall’esterno (fornitori, università, centri di ricerca, consulenti,…) ha il fine di migliorare la propria capacità innovativa oppure outbound quando l’azienda condividendo con l’esterno conoscenze e know-how ha lo scopo di attivare nuove collaborazioni e valorizzare la propria innovazione.
In entrambi i casi, di fondamentale importanza è individuare e adottare un’adeguata strategia di collaborazione per massimizzare i risultati dell’approccio.
L’open innovation porta con se diversi vantaggi tra cui
- La possibilità di accedere a una gamma più ampia di competenze e conoscenze
- La riduzione dei costi di ricerca e sviluppo
- La possibilità di innovare con più rapidità
- La diminuzione del rischio di fallimento dell’innovazione
- Il miglioramento della reputazione e della visibilità
E, come tutte le cose, alcuni svantaggi da tenere in considerazione (da qui la necessità di attuare un’adeguata strategia) tra cui:
- rischi per la proprietà intellettuale
- problemi di coordinamento
- rischio di diventare dipendente dai partner esterni
- difficoltà nell’integrazione delle innovazioni all’interno della propria organizzazione
Nonostante questi svantaggi l’open innovation resta una metodologia di approccio all’innovazione molto valida e apprezzata all’interno delle aziende (specialmente start-up e PMI).
Oggi l’open innovation sta subendo una trasformazione dettata dell’impatto sempre maggiore dell’AI. L’intelligenza artificiale potrebbe sia migliorare i processi di open innovation, nel caso fosse utilizzata come amplificatore delle capacità umane (analizzare feedback dei clienti, monitorare social network o esaminare database,…) così come potrebbe sostituirsi all’open innovation e alle capacità umane producendo nuove idee.
In questo caso l’uomo sarebbe relegato a un ruolo di selezionatore e/o implementatore di ciò che l’AI ha creato.
Comunque venga implementata l’AI all’interno di un processo di open innovation quello che risulta chiaro è che questo consentirà di introdurre temi di governance, etica e privacy rendendo l’open innovation uno strumento valido per il percorso verso la sostenibilità.
Di questo abbiamo parlato nel nostro ultimo Magazine, nell’articolo Open Innovation Sostenibile che vi invitiamo a leggere.