Agevolazioni fiscali

Finanziamenti europei, da SME Instrument a EIC Accelerator per scaleup

By 19 Settembre 2019 6 Maggio, 2020 Nessun commento

Le PMI (Piccole e Medie Imprese) che vogliono innovare ed affrontare nuovi percorsi di mercato possono contare oggi su nuove tipologie di finanziamento.

La chiave è l’approccio di tipo “blended finance” che consente ad aziende private, con grandi potenzialità di crescita, di ricevere del denaro pubblico. 

Una maggiore competitività e presenza sul mercato delle realtà nazionali produce indubbiamente una maggior ricchezza diffusa e parallelamente gli imprenditori hanno la possibilità di finanziare nuovi prodotti e processi.

Panorama italiano

Le PMI, esistenti da decenni e punto forte dell’economia italiana, tendono ad essere concrete e serie ma spesso troppo poco ambiziose e poco innovatrici. Risultano essere un po’ troppo ancorate ai modelli di business con cui sono vissute finora. 

Volendo essere un passo avanti agli altri e volendo rafforzare, consolidare ed espandere il proprio business è necessario aprirsi a nuove opportunità, prendendosi spesso dei rischi. 

L’idea di scaling up infatti è basata su un progetto o su un’idea molto innovativa che possa lanciare la propria azienda verso una crescita esponenziale.

Le start-up italiane, invece, nel settore di energia, ambiente, costruzioni, tecnologie industriali, sono troppo poche, rispetto al numero che incontro nelle varie occasioni professionali ed eventi relative all’innovazione.

Senza aziende fortemente innovatrici nei mercati emergenti, si interrompe l’intera catena economica e si rallenta la crescita del Paese. Solo in presenza di una solida sinergia fra innovazione e start-up è possibile assicurare un rapido recepimento e sviluppo delle nuove tecnologie.

Progetti di finanziamento europeo

SME Instrument

Lo SME Instrument è uno strumento molto utile per le PMI innovative che mostrano una forte volontà di crescere ed ampliare i propri orizzonti di business.

L’internazionalizzazione, la crescita e l’ambizione sono le chiavi di questo programma.

Quest’ultimo fornisce il supporto durante l’intero ciclo di sviluppo delle PMI e diviso in tre fasi principali:

  • Phase 1 – Proof of concept: prima di procedere effettivamente a lanciarsi sul mercato è necessario produrre uno studio di fattibilità tecnologico, pratico ed economico della propria visione innovativa.

Vengono messi a disposizione 50 mila euro per questa prima fase, che termina tra pochissimi giorni (5 Settembre 2019); dopodiché sarà compito di Stati e Regioni europee il rifinanziamento di questa fase.

  •  Phase 2Development and demonstration: in questa fase si inizia a sviluppare il prodotto che si vuole introdurre sul mercato e si cerca di dimostrare la reale validità della propria innovazione.

La prototipazione, la miniaturizzazione, i test estesi e tutte le attività a corredo sono necessaria per dimostrare, in primis a sé stessi, la piena funzionalità di ciò che si sta sviluppando. 

  • Phase 3 – Go to market: in questa fase è necessario procedere alla commercializzazione del prodotto, sfruttando la facilità di accesso ai finanziamenti pubblici e privati. 

A ciascuno dei beneficiari di questo concorso sarà offerto pieno supporto da parte di un business coach, che guidi in tutte le fasi la crescita delle PMI europee decise di cogliere al volo la propria occasione di espandersi e crescere.

EIC Accelerator

La Commissione europea ha recentemente lanciato i nuovi strumenti pilota dell’European Innovation Council – EIC, attraverso i quali mira a sostenere e investire in quelle aziende e start-up europee in grado di generare le innovazioni più radicali e dirompenti.

Rispetto alle precedenti misure di sostegno all’innovazione presenti in Horizon 2020, il nuovo pilota EIC si focalizza maggiormente su quei soggetti innovatori che abbiano un grande potenziale di scalabilità sui mercati europei e globali.

Horizon 2020 invece si configurava come strumento maggiormente adatto per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione, in settori in cui spesso si constata un taglio dei costi dedicati a queste preziose attività.

La Commissione Europea ha creato EIC Accelerator per supportare e favorire la crescita delle PMI nella fase di sviluppo, pre-industrializzazione e supporto per l’introduzione sul mercato di innovazioni ad elevato potenziale.

Non si finanzia quindi l’attività di base un’azienda, bensì unicamente le fasi finali del processo di presentazione e commercializzazione di un prodotto per il quale siano necessari elevati finanziamenti privati con ritorni eventuali del capitale nel lungo periodo.

Un privato che dovesse decidere di finanziare un’attività di questo tipo andrebbe sicuramente incontro ad una certa esposizione al rischio. Nessuno garantirebbe che effettivamente il mercato risponda positivamente al prodotto e che il denaro investito produca degli utili. In tutto ciò fra l’esborso e l’eventuale risultato economico potrebbero trascorrere anche diversi anni.

D’altra parte investire in progetti definiti “ad alto rischio” potrebbe generare profitti non paragonabili a quelli realizzabili in altri contesti standard, spesso maggiori di interi ordini di grandezza.

Tipologia di finanziamento

  • Sovvenzione: consiste nel mettere a disposizione dell’impresa selezionata un certo capitale, utile per la fase di ricerca, sviluppo, studio di fattibilità e commercializzazione.
  • Equity: permette agli investitori di aumentare il capitale dell’impresa e di diventare quindi soci a tutti gli effetti, limitatamente ad un massimo del 25% delle azioni ed a 15 milioni di euro di finanziamento (per singola azienda).

Un privato che intraveda una forte opportunità di espansione e guadagno può quindi investire in un’impresa in cerca di fondi, diventando parte della stessa.

Sarà possibile infatti richiedere un finanziamento che oscilla fra gli 0,5 e i 2,5 milioni di euro in forma di sovvenzione per lo sviluppo del prodotto nelle fasi finali di pre-industrializzazione e pre-commercializzazione.

Oltre a questo rimangono anche a disposizione, per le imprese vincitrici, i servizi di coaching che possono guidare nuove realtà nei percorsi tortuosi e difficile dell’innovazione e della crescita.

Fonte: ateknea.com

Parola agli esperti

Avere la possibilità di confrontarsi con personalità di riferimento può aiutare i neofiti ad entrare nel meccanismo dei finanziamenti europei attualmente disponibili e ad acquisire alcune best practice per poter far fruttare al meglio ogni opportunità di business.

Ascoltare il punto di vista di un’esaminatrice può abbattere alcune convinzioni radicate aiutando le imprese ad affrontare al meglio il colloquio.

Anna Amati di META Group

Per chi non ne fosse a conoscenza, META Group è una società che investe in start-up europee, forma i giorni nel processo di trasformazione dell’idea in prodotto e si occupa di consulenza ad enti del calibro della Commissione Europea.

Perché lei?

Lo scopo dell’intervista è quello di far raccontare la sua esperienza di valutatrice e di fornire preziosi consigli a chi intende presentare la propria start-up, come strumento di riflessione e punto di partenza.

L’esperienza maturata nell’ultimo anno, la porta a poter fare una breve analisi di ciò che ha vissuto come valutatrice e a dare alcune indicazioni utili, si augura, per le PMI che vogliano candidarsi ai prossimi cut-off che verranno lanciati dopo l’estate. 

Anna Amati infatti si espone in qualità di uno degli 87 membri europei della giuria selezionati per le interviste della Fase 2 degli SME Instruments presso lo European Innovation Council.

Inizia con il dire, nonostante possa sembrare banale, che la competizione tra i vari Paesi è realmente vivace e che il programma funziona. 

Contesto e funzionamento del finanziamento

Tantissimi partecipanti da molte nazioni diverse presentano progetti che adottano tecnologie e innovazioni interessanti; nemmeno troppo dissimili da quelle che siamo soliti incrociare negli Investor day italiani. 

Questa sua analisi e riflessione mira proprio ad evidenziare i punti salienti affinché ogni azienda emergente italiana possa mirare a processi repentini di scaleup.

I candidati hanno dieci minuti per raccontare la loro impresa e venti minuti per rispondere alle domande di una giuria composta da soggetti con esperienze complementari provenienti anch’essi da Paesi differenti. Questa scelta è stata voluta poiché ogni stato ha un concetto diverso di innovazione, stato dell’arte ed approccio agli eventuali mercati a cui ambiscono le start-up.

Anna Amati ci tiene a sottolineare che le PMI italiane nel complesso raggiungono buoni risultati, nonostante comunque ci sia diverso spazio per il miglioramento, soprattutto in termini di ambiziosità. 

L’EIC, infatti, vuole individuare e premiare solamente le eccellenze imprenditoriali europee, quelle che da oggi in avanti potranno spostare l’economia del nostro continente. Quindi è doveroso essere ambiziosi, altrimenti il proprio progetto di scaleup si ridurrebbe ad essere una normale attività legata ad un classico business plan.

Quello che il consiglio cerca è appunto il progetto fuori dal coro che potenzialmente potrebbe produrre rapidi cambiamenti nel mercato ed una sua inclusione in tempi molto celeri.

Si migliora partendo dai punti deboli

Giunti a questo punto, Anna Amati preferirebbe concentrarsi sulle criticità, nonostante voglia comunque complimentarsi con tutte quelle PMI che ce l’hanno fatta. 

Sarebbe inutile infatti sottolineare i punti forti poiché, in competizioni così ampiamente partecipate, ci si aspetta delle competenze estremamente elevate.

Quello che invece può realmente fare la differenza è conoscere i dettagli di chi invece ha fallito. Ritiene infatti che possa essere di maggior valore capire i nostri limiti per superarli e riuscire a fare meglio piuttosto che essere ancor più consapevoli dei propri punti di forza.

L’ostacolo linguistico come limite per il successo

Un primo commento dunque su alcuni dei principali elementi deboli che Anna Amati ha riscontrato dopo la sessione da esaminatrice di Bruxelles.

Le fasi principali durante il processo d’esame della propria start-up sono principalmente due: la pitch session e la Q&A session.

Pitch session

Consiste nel presentare la propria visione del progetto nel modo più chiaro ed esaustivo possibile, cercando di fare arrivare ciò che sta alla base della propria visione e di far percepire la solidità del proprio percorso.

L’approccio a questa fase non è univoco. In base alla tipologia di concorso, ai giudici, al contesto ed all’approccio ne potrebbe derivare una decisione differente.

Capire il contesto in cui ci si trova ed i punti di forza su cui far leva è parte fondamentale dell’intero processo.

Occorre dare la massima importanza a “come” comunicare il “cosa”, evitando sia un’esposizione troppo scarna che una troppo ripetitiva.

I punti fondamentali di questa sessione sono:

  • Rispetto dei tempi: riuscire ad illustrare ad un’intera giuria la propria visione di scaleup può risultare un compito molto arduo poiché occorre combinare in maniera eccellente ottime doti sintetiche ed espositive.
  • Focus su innovazione: il proprio progetto deve essere fortemente incentrato sulle attuali tematiche relative all’innovazione.
  • Credibilità: i finanziamenti non sono per progetti “bolla”, ma per tutti quelli che possano realmente produrre un’innovazione solida e duratura.
  • Expertise dei componenti del team: un’impresa che mira ad un rapida e repentina crescita dovrà dimostrare di avere una struttura gerarchica solida e ben condivisa. In mancanza di questo requisito i ruoli potrebbero non essere così definiti e probabilmente la start-up si troverebbe in difficoltà non appena si dovesse trovare a dover incrementare il proprio processo di business.
  • Visione d’insieme: la concezione di azienda che “abbassa la testa” e lavora duramente non è più sostenibile. Conoscere i mercati e avere sotto controllo ogni opportunità di espansione e consolidamento è di vitale importanza se si vuole garantire una durata prospera del proprio business.
  • Capacità di mettere a terra l’innovazione: la differenza fra una visione ed un progetto di scaleup risiede nella capacità degli imprenditori di far recepire al mercato le proprie proposte.
  • Numeri credibili e plausibili: per poter attrarre investitori disposti ad investire nella propria azienda è necessario che vedano le reali capacità della propria start-up. Numeri troppo ottimistici potrebbero destare alcune perplessità mentre altri troppo poco ottimistici potrebbero scoraggiare gli investitori.

Q&A session

Letteralmente Question and Answers ovvero domande e risposte. In questa fase i giudici cercheranno ulteriori informazioni e chiarimenti domandandoli direttamente al candidato. 

La bravura di quest’ultimo dovrà far in modo di rispondere alle domande mostrando sicurezza e che, sperabilmente, il proprio progetto sia basato su idee replicabili e ben solide. 

Entrambe queste fasi sono svolte in lingua inglese.

Gli esaminatori non esprimono un giudizio riguardo la padronanza della lingua e pronuncia, bensì unicamente in base all’esposizione ed alle risposte del candidato.

Chiaramente però la poca padronanza della lingua inglese potrebbe comportare una minore comprensione delle domande degli esaminatori ed una minore capacità di esposizione. 

Il livello tecnico dei progetti presentati dalle start-up è molto elevato e la decisione di procedere al finanziamento o meno, da parte della giuria, potrebbe dipendere da una piccola sfumatura nella risposta dei candidati.

Quello della lingua è sempre stato un vincolo molto sentito, in particolar modo in tutta la zona dei Paesi del Mediterraneo. Volendo però eccellere in una competizione molto partecipata diventa di massima importanza riuscire a comprendere e far comprendere la propria visione.

L’approccio delle start-up italiane

Durante le lunghe sessioni come giudice, Anna Amati tiene ad evidenziare come ci sia un numero ancor troppo ridotto di start-up che operano nei nuovi settori come: energia, ambiente, costruzioni e tecnologie industriali.

La forte espansione economica derivante dal programma di Industria 4.0 ha richiesto un impegno molto forte anche a tutte le attività “di contorno” che hanno dovuto inevitabilmente subire una forte accelerazione.

Il progetto di finanziamento EIC si basa su una tipologia di finanza della “blended finance”, riconosciuta ad aziende private ma con denaro pubblico. Probabilmente agli occhi degli imprenditori questa tipologia di incentivo è risultato essere “meno cool” rispetto alla partecipazione alla finanza di rischio.

In realtà, paradossalmente, questo programma mira proprio ad agevolare le start-up nella loro partecipazione ai mercati di rischio, riducendo però l’esborso economico.

Ultime osservazioni

Nella parte finale dell’intervista Anna Amati ci tiene a sottolineare velocemente qualche altro punto che ha avuto modo di notare durante la sessione come giudice:

  • Cosa dire: prima di partecipare ad un concorso come l’EIC si fanno spesso ricerche sulle domande frequenti e su ciò che si pensa la commissione vorrebbe sentirsi dire. L’uniformarsi delle risposte e degli argomenti trattati provoca una perdita molto marcata di fantasia ed unicità del proprio progetto.
  • Prototipi e modelli: spesso di tende a pensare che mostrare ad una commissione il funzionamento del proprio progetto od i risultati ottenibili possa essere uno strumento necessario per validare la propria esposizione. In realtà bisognerebbe limitarsi a mostrare solamente quello che produce un forte effetto “wow”.  L’eventuale malfunzionamento del proprio prototipo o modello potrebbe inesorabilmente far arenare le proprie idee, nonostante queste potessero avere delle reali potenzialità.
  • Presenza femminile: purtroppo a questi concorsi la presenza femminile è ancora molto ridotta. Spesso però per ovviare a questo deficit alcune start-up puntano molto sulla presenza e poco sulla sostanza. Portare infatti una donna solo per farle dire nome, cognome, posizione ed azienda per cui lavora potrebbe risultare molto fastidioso per la giuria. Altre volte invece viene lasciata in prima linea per affrontare la fase di pitch e di Q&A senza che effettivamente abbia una reale e solida partecipazione al progetto che sta presentando.
  • Lettere di supporto e manifestazioni di interesse: inviare un messaggio direttamente all’organo responsabile della propria futura valutazione può essere un’arma a doppio taglio. Nel caso in cui questo dovesse dimostrarsi realmente utile, tale da potersi considerare un valore aggiunto, potrebbe rappresentare uno strumento molto utile per distinguersi da tutti gli altri candidati. Se invece è un testo copiato, incollato e firmato risulterebbe una perdita di tempo per la giuria e rappresenterebbe sicuramente un punto a sfavore.

La rivoluzione industriale lanciata con l’introduzione del programma Industria 4.0 ha sconvolto e ridimensionato l’intero settore industriale europeo.

A fianco a realtà che sono riuscite ad utilizzare al meglio questo programma di innovazione e finanziamento ce ne sono altre che stanno faticando nel presentare la propria idea innovativa al mercato.

Il rafforzamento delle competenze e l’aiuto da parte di figure altamente specializzate potrebbero aiutare molte imprese a fare il salto di qualità, a cui magari stanno ambendo da anni.

I programmi di finanziamento ed aiuto europeo hanno come obiettivo quello di fornire tutto l’aiuto economico e specialistico a tutte quelle imprese che si stanno trovando in balie dei cambiamenti economici e sociali o che non riescono ad emergere in questo contesto di forte movimento.

Essere informati su tutte le opportunità di business e di finanziamento potrebbe aiutare le vostre realtà nel passare da start-up ad aziende fortemente competitive e solide.

Le PMI (Piccole e Medie Imprese) che vogliono innovare ed affrontare nuovi percorsi di mercato possono contare oggi su nuove tipologie di finanziamento.

La chiave è l’approccio di tipo “blended finance” che consente ad aziende private, con grandi potenzialità di crescita, di ricevere del denaro pubblico. 

Una maggiore competitività e presenza sul mercato delle realtà nazionali produce indubbiamente una maggior ricchezza diffusa e parallelamente gli imprenditori hanno la possibilità di finanziare nuovi prodotti e processi.

Panorama italiano

Le PMI, esistenti da decenni e punto forte dell’economia italiana, tendono ad essere concrete e serie ma spesso troppo poco ambiziose e poco innovatrici. Risultano essere un po’ troppo ancorate ai modelli di business con cui sono vissute finora. 

Volendo essere un passo avanti agli altri e volendo rafforzare, consolidare ed espandere il proprio business è necessario aprirsi a nuove opportunità, prendendosi spesso dei rischi. 

L’idea di scaling up infatti è basata su un progetto o su un’idea molto innovativa che possa lanciare la propria azienda verso una crescita esponenziale.

Le start-up italiane, invece, nel settore di energia, ambiente, costruzioni, tecnologie industriali, sono troppo poche, rispetto al numero che incontro nelle varie occasioni professionali ed eventi relative all’innovazione.

Senza aziende fortemente innovatrici nei mercati emergenti, si interrompe l’intera catena economica e si rallenta la crescita del Paese. Solo in presenza di una solida sinergia fra innovazione e start-up è possibile assicurare un rapido recepimento e sviluppo delle nuove tecnologie.

Progetti di finanziamento europeo

SME Instrument

Lo SME Instrument è uno strumento molto utile per le PMI innovative che mostrano una forte volontà di crescere ed ampliare i propri orizzonti di business.

L’internazionalizzazione, la crescita e l’ambizione sono le chiavi di questo programma.

Quest’ultimo fornisce il supporto durante l’intero ciclo di sviluppo delle PMI e diviso in tre fasi principali:

  • Phase 1 – Proof of concept: prima di procedere effettivamente a lanciarsi sul mercato è necessario produrre uno studio di fattibilità tecnologico, pratico ed economico della propria visione innovativa.

Vengono messi a disposizione 50 mila euro per questa prima fase, che termina tra pochissimi giorni (5 Settembre 2019); dopodiché sarà compito di Stati e Regioni europee il rifinanziamento di questa fase.

  •  Phase 2Development and demonstration: in questa fase si inizia a sviluppare il prodotto che si vuole introdurre sul mercato e si cerca di dimostrare la reale validità della propria innovazione.

La prototipazione, la miniaturizzazione, i test estesi e tutte le attività a corredo sono necessaria per dimostrare, in primis a sé stessi, la piena funzionalità di ciò che si sta sviluppando. 

  • Phase 3 – Go to market: in questa fase è necessario procedere alla commercializzazione del prodotto, sfruttando la facilità di accesso ai finanziamenti pubblici e privati. 

A ciascuno dei beneficiari di questo concorso sarà offerto pieno supporto da parte di un business coach, che guidi in tutte le fasi la crescita delle PMI europee decise di cogliere al volo la propria occasione di espandersi e crescere.

EIC Accelerator

La Commissione europea ha recentemente lanciato i nuovi strumenti pilota dell’European Innovation Council – EIC, attraverso i quali mira a sostenere e investire in quelle aziende e start-up europee in grado di generare le innovazioni più radicali e dirompenti.

Rispetto alle precedenti misure di sostegno all’innovazione presenti in Horizon 2020, il nuovo pilota EIC si focalizza maggiormente su quei soggetti innovatori che abbiano un grande potenziale di scalabilità sui mercati europei e globali.

Horizon 2020 invece si configurava come strumento maggiormente adatto per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione, in settori in cui spesso si constata un taglio dei costi dedicati a queste preziose attività.

La Commissione Europea ha creato EIC Accelerator per supportare e favorire la crescita delle PMI nella fase di sviluppo, pre-industrializzazione e supporto per l’introduzione sul mercato di innovazioni ad elevato potenziale.

Non si finanzia quindi l’attività di base un’azienda, bensì unicamente le fasi finali del processo di presentazione e commercializzazione di un prodotto per il quale siano necessari elevati finanziamenti privati con ritorni eventuali del capitale nel lungo periodo.

Un privato che dovesse decidere di finanziare un’attività di questo tipo andrebbe sicuramente incontro ad una certa esposizione al rischio. Nessuno garantirebbe che effettivamente il mercato risponda positivamente al prodotto e che il denaro investito produca degli utili. In tutto ciò fra l’esborso e l’eventuale risultato economico potrebbero trascorrere anche diversi anni.

D’altra parte investire in progetti definiti “ad alto rischio” potrebbe generare profitti non paragonabili a quelli realizzabili in altri contesti standard, spesso maggiori di interi ordini di grandezza.

Tipologia di finanziamento

  • Sovvenzione: consiste nel mettere a disposizione dell’impresa selezionata un certo capitale, utile per la fase di ricerca, sviluppo, studio di fattibilità e commercializzazione.
  • Equity: permette agli investitori di aumentare il capitale dell’impresa e di diventare quindi soci a tutti gli effetti, limitatamente ad un massimo del 25% delle azioni ed a 15 milioni di euro di finanziamento (per singola azienda).

Un privato che intraveda una forte opportunità di espansione e guadagno può quindi investire in un’impresa in cerca di fondi, diventando parte della stessa.

Sarà possibile infatti richiedere un finanziamento che oscilla fra gli 0,5 e i 2,5 milioni di euro in forma di sovvenzione per lo sviluppo del prodotto nelle fasi finali di pre-industrializzazione e pre-commercializzazione.

Oltre a questo rimangono anche a disposizione, per le imprese vincitrici, i servizi di coaching che possono guidare nuove realtà nei percorsi tortuosi e difficile dell’innovazione e della crescita.

Fonte: ateknea.com

Parola agli esperti

Avere la possibilità di confrontarsi con personalità di riferimento può aiutare i neofiti ad entrare nel meccanismo dei finanziamenti europei attualmente disponibili e ad acquisire alcune best practice per poter far fruttare al meglio ogni opportunità di business.

Ascoltare il punto di vista di un’esaminatrice può abbattere alcune convinzioni radicate aiutando le imprese ad affrontare al meglio il colloquio.

Anna Amati di META Group

Per chi non ne fosse a conoscenza, META Group è una società che investe in start-up europee, forma i giorni nel processo di trasformazione dell’idea in prodotto e si occupa di consulenza ad enti del calibro della Commissione Europea.

Perché lei?

Lo scopo dell’intervista è quello di far raccontare la sua esperienza di valutatrice e di fornire preziosi consigli a chi intende presentare la propria start-up, come strumento di riflessione e punto di partenza.

L’esperienza maturata nell’ultimo anno, la porta a poter fare una breve analisi di ciò che ha vissuto come valutatrice e a dare alcune indicazioni utili, si augura, per le PMI che vogliano candidarsi ai prossimi cut-off che verranno lanciati dopo l’estate. 

Anna Amati infatti si espone in qualità di uno degli 87 membri europei della giuria selezionati per le interviste della Fase 2 degli SME Instruments presso lo European Innovation Council.

Inizia con il dire, nonostante possa sembrare banale, che la competizione tra i vari Paesi è realmente vivace e che il programma funziona. 

Contesto e funzionamento del finanziamento

Tantissimi partecipanti da molte nazioni diverse presentano progetti che adottano tecnologie e innovazioni interessanti; nemmeno troppo dissimili da quelle che siamo soliti incrociare negli Investor day italiani. 

Questa sua analisi e riflessione mira proprio ad evidenziare i punti salienti affinché ogni azienda emergente italiana possa mirare a processi repentini di scaleup.

I candidati hanno dieci minuti per raccontare la loro impresa e venti minuti per rispondere alle domande di una giuria composta da soggetti con esperienze complementari provenienti anch’essi da Paesi differenti. Questa scelta è stata voluta poiché ogni stato ha un concetto diverso di innovazione, stato dell’arte ed approccio agli eventuali mercati a cui ambiscono le start-up.

Anna Amati ci tiene a sottolineare che le PMI italiane nel complesso raggiungono buoni risultati, nonostante comunque ci sia diverso spazio per il miglioramento, soprattutto in termini di ambiziosità. 

L’EIC, infatti, vuole individuare e premiare solamente le eccellenze imprenditoriali europee, quelle che da oggi in avanti potranno spostare l’economia del nostro continente. Quindi è doveroso essere ambiziosi, altrimenti il proprio progetto di scaleup si ridurrebbe ad essere una normale attività legata ad un classico business plan.

Quello che il consiglio cerca è appunto il progetto fuori dal coro che potenzialmente potrebbe produrre rapidi cambiamenti nel mercato ed una sua inclusione in tempi molto celeri.

Si migliora partendo dai punti deboli

Giunti a questo punto, Anna Amati preferirebbe concentrarsi sulle criticità, nonostante voglia comunque complimentarsi con tutte quelle PMI che ce l’hanno fatta. 

Sarebbe inutile infatti sottolineare i punti forti poiché, in competizioni così ampiamente partecipate, ci si aspetta delle competenze estremamente elevate.

Quello che invece può realmente fare la differenza è conoscere i dettagli di chi invece ha fallito. Ritiene infatti che possa essere di maggior valore capire i nostri limiti per superarli e riuscire a fare meglio piuttosto che essere ancor più consapevoli dei propri punti di forza.

L’ostacolo linguistico come limite per il successo

Un primo commento dunque su alcuni dei principali elementi deboli che Anna Amati ha riscontrato dopo la sessione da esaminatrice di Bruxelles.

Le fasi principali durante il processo d’esame della propria start-up sono principalmente due: la pitch session e la Q&A session.

Pitch session

Consiste nel presentare la propria visione del progetto nel modo più chiaro ed esaustivo possibile, cercando di fare arrivare ciò che sta alla base della propria visione e di far percepire la solidità del proprio percorso.

L’approccio a questa fase non è univoco. In base alla tipologia di concorso, ai giudici, al contesto ed all’approccio ne potrebbe derivare una decisione differente.

Capire il contesto in cui ci si trova ed i punti di forza su cui far leva è parte fondamentale dell’intero processo.

Occorre dare la massima importanza a “come” comunicare il “cosa”, evitando sia un’esposizione troppo scarna che una troppo ripetitiva.

I punti fondamentali di questa sessione sono:

  • Rispetto dei tempi: riuscire ad illustrare ad un’intera giuria la propria visione di scaleup può risultare un compito molto arduo poiché occorre combinare in maniera eccellente ottime doti sintetiche ed espositive.
  • Focus su innovazione: il proprio progetto deve essere fortemente incentrato sulle attuali tematiche relative all’innovazione.
  • Credibilità: i finanziamenti non sono per progetti “bolla”, ma per tutti quelli che possano realmente produrre un’innovazione solida e duratura.
  • Expertise dei componenti del team: un’impresa che mira ad un rapida e repentina crescita dovrà dimostrare di avere una struttura gerarchica solida e ben condivisa. In mancanza di questo requisito i ruoli potrebbero non essere così definiti e probabilmente la start-up si troverebbe in difficoltà non appena si dovesse trovare a dover incrementare il proprio processo di business.
  • Visione d’insieme: la concezione di azienda che “abbassa la testa” e lavora duramente non è più sostenibile. Conoscere i mercati e avere sotto controllo ogni opportunità di espansione e consolidamento è di vitale importanza se si vuole garantire una durata prospera del proprio business.
  • Capacità di mettere a terra l’innovazione: la differenza fra una visione ed un progetto di scaleup risiede nella capacità degli imprenditori di far recepire al mercato le proprie proposte.
  • Numeri credibili e plausibili: per poter attrarre investitori disposti ad investire nella propria azienda è necessario che vedano le reali capacità della propria start-up. Numeri troppo ottimistici potrebbero destare alcune perplessità mentre altri troppo poco ottimistici potrebbero scoraggiare gli investitori.

Q&A session

Letteralmente Question and Answers ovvero domande e risposte. In questa fase i giudici cercheranno ulteriori informazioni e chiarimenti domandandoli direttamente al candidato. 

La bravura di quest’ultimo dovrà far in modo di rispondere alle domande mostrando sicurezza e che, sperabilmente, il proprio progetto sia basato su idee replicabili e ben solide. 

Entrambe queste fasi sono svolte in lingua inglese.

Gli esaminatori non esprimono un giudizio riguardo la padronanza della lingua e pronuncia, bensì unicamente in base all’esposizione ed alle risposte del candidato.

Chiaramente però la poca padronanza della lingua inglese potrebbe comportare una minore comprensione delle domande degli esaminatori ed una minore capacità di esposizione. 

Il livello tecnico dei progetti presentati dalle start-up è molto elevato e la decisione di procedere al finanziamento o meno, da parte della giuria, potrebbe dipendere da una piccola sfumatura nella risposta dei candidati.

Quello della lingua è sempre stato un vincolo molto sentito, in particolar modo in tutta la zona dei Paesi del Mediterraneo. Volendo però eccellere in una competizione molto partecipata diventa di massima importanza riuscire a comprendere e far comprendere la propria visione.

L’approccio delle start-up italiane

Durante le lunghe sessioni come giudice, Anna Amati tiene ad evidenziare come ci sia un numero ancor troppo ridotto di start-up che operano nei nuovi settori come: energia, ambiente, costruzioni e tecnologie industriali.

La forte espansione economica derivante dal programma di Industria 4.0 ha richiesto un impegno molto forte anche a tutte le attività “di contorno” che hanno dovuto inevitabilmente subire una forte accelerazione.

Il progetto di finanziamento EIC si basa su una tipologia di finanza della “blended finance”, riconosciuta ad aziende private ma con denaro pubblico. Probabilmente agli occhi degli imprenditori questa tipologia di incentivo è risultato essere “meno cool” rispetto alla partecipazione alla finanza di rischio.

In realtà, paradossalmente, questo programma mira proprio ad agevolare le start-up nella loro partecipazione ai mercati di rischio, riducendo però l’esborso economico.

Ultime osservazioni

Nella parte finale dell’intervista Anna Amati ci tiene a sottolineare velocemente qualche altro punto che ha avuto modo di notare durante la sessione come giudice:

  • Cosa dire: prima di partecipare ad un concorso come l’EIC si fanno spesso ricerche sulle domande frequenti e su ciò che si pensa la commissione vorrebbe sentirsi dire. L’uniformarsi delle risposte e degli argomenti trattati provoca una perdita molto marcata di fantasia ed unicità del proprio progetto.
  • Prototipi e modelli: spesso di tende a pensare che mostrare ad una commissione il funzionamento del proprio progetto od i risultati ottenibili possa essere uno strumento necessario per validare la propria esposizione. In realtà bisognerebbe limitarsi a mostrare solamente quello che produce un forte effetto “wow”.  L’eventuale malfunzionamento del proprio prototipo o modello potrebbe inesorabilmente far arenare le proprie idee, nonostante queste potessero avere delle reali potenzialità.
  • Presenza femminile: purtroppo a questi concorsi la presenza femminile è ancora molto ridotta. Spesso però per ovviare a questo deficit alcune start-up puntano molto sulla presenza e poco sulla sostanza. Portare infatti una donna solo per farle dire nome, cognome, posizione ed azienda per cui lavora potrebbe risultare molto fastidioso per la giuria. Altre volte invece viene lasciata in prima linea per affrontare la fase di pitch e di Q&A senza che effettivamente abbia una reale e solida partecipazione al progetto che sta presentando.
  • Lettere di supporto e manifestazioni di interesse: inviare un messaggio direttamente all’organo responsabile della propria futura valutazione può essere un’arma a doppio taglio. Nel caso in cui questo dovesse dimostrarsi realmente utile, tale da potersi considerare un valore aggiunto, potrebbe rappresentare uno strumento molto utile per distinguersi da tutti gli altri candidati. Se invece è un testo copiato, incollato e firmato risulterebbe una perdita di tempo per la giuria e rappresenterebbe sicuramente un punto a sfavore.

La rivoluzione industriale lanciata con l’introduzione del programma Industria 4.0 ha sconvolto e ridimensionato l’intero settore industriale europeo.

A fianco a realtà che sono riuscite ad utilizzare al meglio questo programma di innovazione e finanziamento ce ne sono altre che stanno faticando nel presentare la propria idea innovativa al mercato.

Il rafforzamento delle competenze e l’aiuto da parte di figure altamente specializzate potrebbero aiutare molte imprese a fare il salto di qualità, a cui magari stanno ambendo da anni.

I programmi di finanziamento ed aiuto europeo hanno come obiettivo quello di fornire tutto l’aiuto economico e specialistico a tutte quelle imprese che si stanno trovando in balie dei cambiamenti economici e sociali o che non riescono ad emergere in questo contesto di forte movimento.

Essere informati su tutte le opportunità di business e di finanziamento potrebbe aiutare le vostre realtà nel passare da start-up ad aziende fortemente competitive e solide.

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