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Blockchain e banche: rivoluzionari come Bill Gates?

By 2 Ottobre 2019 23 Marzo, 2020 Nessun commento

Quando un non più giovanissimo signore con il look non certo da rivoluzionario come Bill Gates dice che i servizi bancari ci servono, ma le banche no ,dice una mezza verità.

L’altra mezza verità la potete sentire nelle riunioni a porte più o meno chiuse dove gli amministratori delegati delle banche stesse dicono in coro che dovranno diventare gestori di dati.

Quindi le banche che immaginiamo, quelle che ci prestano o non ci prestano a caro prezzo i soldi di cui potremmo avere bisogno e che investono con insoddisfacenti risultati i nostri risparmi, sembrano essere condannate non dalla blockchain ma dalla storia.

In verità le banche non meritano questa nomea così negativa: negli ultimi 20 anni sono migliorate tantissimo, ma purtroppo non sono state all’altezza delle aspettative dei clienti e scontano funzioni e scelte non sempre giustificate da efficienza e meritocrazia.

La domanda del titolo suona alle mie orecchie cosi: la blockchain sarà come il trading on line che ha fatto scomparire i borsini (quei salottini a suo tempo anche fumosi dove si trovavano i clienti che “giocavano in borsa”) o sarà come l’internet banking che non ha fatto scomparire le succursali (anche se sono diminuite abbastanza)?

La blockchain, se avrà successo o quando avrà successo, ci porterà ad un mondo più decentralizzato con un cambiamento che alcuni arrivano a paragonare alla diffusione del libro stampato o della corrente elettrica, mettendo in discussione i modelli economici centralizzati tra cui le banche, che sono sicuramente una struttura centralizzata.

Ma senza guardare così lontano, mentre il fenomeno del fintech è complementare alle banche e la gran parte delle startup fintech sono principalmente un’interfaccia che rende più simpatico o efficiente un servizio bancario e si appoggiano sui servizi bancari per funzionare, la blockchain propone un cuore alternativo ai servizi bancari.

Questo cuore nuovo indica tre strade su cui avventurarsi e che selezioneranno i protagonisti dei servizi bancari che anche Bill Gates dice di voler utilizzare.

Quale sarà il vero cambiamento rivoluzionario?

Tutti – non solo le banche – avranno la tentazione di usare solo le blockchain permissioned (ovvero quelle in cui si mantiene un controllo centralizzato) ma il vero cambiamento saranno le blockchain permissionless, come bitcoin ed ethereum, che potrebbero diventare il punto di riferimento immutabile per principi quali la trasparenza, la certezza delle condizioni e l’affidabilità. Quando la prima banca comincerà a usarle non potrà che partire una corsa competitiva.

Il secondo punto riguarda invece la decentralizzazione, che con gli smart contracts permette di realizzare prodotti nuovi o di rivoluzionare prodotti vecchi rendendoli meno costosi, più aderenti alle necessità dei singoli individui e aperti a integrazioni con sistemi diversi.

Dalle nostre abitudini di guida ai consumi della nostra abitazione, fino al numero di passi che facciamo ogni giorno per ascoltare le indicazioni del nostro medico e magari per pagare meno la polizza vita.

Infine queste nuove possibilità potrebbero aprire il mondo dei servizi bancari a milioni di persone (anche in Europa e negli Stati Uniti) che per motivi economici e culturali non hanno mai varcato le porte di una banca. La presenza di questi “nuovi” clienti potrà influenzare di molto il nostro futuro, magari con servizi semplici come pagare le tasse con un click non compilando un F24.

Probabilmente quest’ultima strada è la più impervia, ma potrebbe portare al primo e più radicale cambiamento perché le banche  non si trovano a competere con giovani fintech o tecnologi del futurismo, ma con un colosso come Facebook; sto ovviamente alludendo a Libra che C&R – con alcuni professionisti del suo team – sta studiando e analizzando. Ne riparleremo.

Scritto da Mariano Carozzi, Cryptoexplorer & Young Advisor.

Quando un non più giovanissimo signore con il look non certo da rivoluzionario come Bill Gates dice che i servizi bancari ci servono, ma le banche no ,dice una mezza verità.

L’altra mezza verità la potete sentire nelle riunioni a porte più o meno chiuse dove gli amministratori delegati delle banche stesse dicono in coro che dovranno diventare gestori di dati.

Quindi le banche che immaginiamo, quelle che ci prestano o non ci prestano a caro prezzo i soldi di cui potremmo avere bisogno e che investono con insoddisfacenti risultati i nostri risparmi, sembrano essere condannate non dalla blockchain ma dalla storia.

In verità le banche non meritano questa nomea così negativa: negli ultimi 20 anni sono migliorate tantissimo, ma purtroppo non sono state all’altezza delle aspettative dei clienti e scontano funzioni e scelte non sempre giustificate da efficienza e meritocrazia.

La domanda del titolo suona alle mie orecchie cosi: la blockchain sarà come il trading on line che ha fatto scomparire i borsini (quei salottini a suo tempo anche fumosi dove si trovavano i clienti che “giocavano in borsa”) o sarà come l’internet banking che non ha fatto scomparire le succursali (anche se sono diminuite abbastanza)?

La blockchain, se avrà successo o quando avrà successo, ci porterà ad un mondo più decentralizzato con un cambiamento che alcuni arrivano a paragonare alla diffusione del libro stampato o della corrente elettrica, mettendo in discussione i modelli economici centralizzati tra cui le banche, che sono sicuramente una struttura centralizzata.

Ma senza guardare così lontano, mentre il fenomeno del fintech è complementare alle banche e la gran parte delle startup fintech sono principalmente un’interfaccia che rende più simpatico o efficiente un servizio bancario e si appoggiano sui servizi bancari per funzionare, la blockchain propone un cuore alternativo ai servizi bancari.

Questo cuore nuovo indica tre strade su cui avventurarsi e che selezioneranno i protagonisti dei servizi bancari che anche Bill Gates dice di voler utilizzare.

Quale sarà il vero cambiamento rivoluzionario?

Tutti – non solo le banche – avranno la tentazione di usare solo le blockchain permissioned (ovvero quelle in cui si mantiene un controllo centralizzato) ma il vero cambiamento saranno le blockchain permissionless, come bitcoin ed ethereum, che potrebbero diventare il punto di riferimento immutabile per principi quali la trasparenza, la certezza delle condizioni e l’affidabilità. Quando la prima banca comincerà a usarle non potrà che partire una corsa competitiva.

Il secondo punto riguarda invece la decentralizzazione, che con gli smart contracts permette di realizzare prodotti nuovi o di rivoluzionare prodotti vecchi rendendoli meno costosi, più aderenti alle necessità dei singoli individui e aperti a integrazioni con sistemi diversi.

Dalle nostre abitudini di guida ai consumi della nostra abitazione, fino al numero di passi che facciamo ogni giorno per ascoltare le indicazioni del nostro medico e magari per pagare meno la polizza vita.

Infine queste nuove possibilità potrebbero aprire il mondo dei servizi bancari a milioni di persone (anche in Europa e negli Stati Uniti) che per motivi economici e culturali non hanno mai varcato le porte di una banca. La presenza di questi “nuovi” clienti potrà influenzare di molto il nostro futuro, magari con servizi semplici come pagare le tasse con un click non compilando un F24.

Probabilmente quest’ultima strada è la più impervia, ma potrebbe portare al primo e più radicale cambiamento perché le banche  non si trovano a competere con giovani fintech o tecnologi del futurismo, ma con un colosso come Facebook; sto ovviamente alludendo a Libra che C&R – con alcuni professionisti del suo team – sta studiando e analizzando. Ne riparleremo.

Scritto da Mariano Carozzi, Cryptoexplorer & Young Advisor.

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