Sostenibilità e spreco alimentare

Sul tema sostenibilità e spreco alimentare ha un bel da fare, la Commissione Europea, ha inserire nuove norme e nuovi obiettivi (da raggiungere entro il 2030) per regolamentare e ridurre gli avanzi alimentari.
Con la nuova revisione della direttiva per gli scarti alimentari, da recepire da parte dei paesi membri della UE entro 20 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la Commissione ha introdotto nuovi obiettivi vincolanti per la riduzione degli sprechi alimentari: il 10% per la produzione e la trasformazione alimentare e il 30% pro capite per i rifiuti provenienti dal commercio al dettaglio, dai ristoranti, dai servizi di ristorazione e dai nuclei domestici, calcolando le percentuali sulla media annua 2021-2023.

Da uno studio di Eurostat 2024 è stato calcolato che ogni anno nell’UE si generano quasi 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari (132 kg a persona).
Non si tratta solo di uno spreco dal punto di vista delle risorse o dal punto di vista etico, ma anche di un costo, che potrebbe essere risparmiato (e investito in altro), di circa 132 miliardi di euro/anno.
Dal medesimo studio emerge che più della metà dello spreco alimentare totale (54%) è generato dalle famiglie (parliamo di circa 72 kg anno per abitante) e per contro oltre 42 milioni di persone non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni.

Cosa possono quindi fare le famiglie per abbassare questo numero?
Abbiamo diviso in due categorie i punti di partenza dai quali viene generato lo spreco e, solo per fare alcuni esempi, li abbiamo raggruppati in:

commercio:

  • Confezioni standardizzate – al supermercato il più delle volte vengono proposte e di conseguenza acquistate confezioni già pronte, generalmente in formato famiglia, e non sempre adatte quantitativamente alle effettive dimensioni familiari (sempre più spesso formate da due se non una persona);
  • Imballaggi – capita di imbattersi in imballaggi difficili da svuotare (ad esempio quelli in plastica delle salse) e questo fa si che gli stessi vengano buttati non del tutto vuoti;
  • Delivery – con sempre maggior frequenza la vita moderna, caratterizzata da ritmi sempre più veloci e/o giornate sempre più piene di impegni, porta il consumatore a rivolgersi al delivery per farsi consegnare pasti già pronti.
    Questo comporta, in caso di avanzi, a non riutilizzarli ma a gettarli come rifiuti.

abitudini personali:

  • Avanzi – ciò che viene avanzato durante un pasto spesso finisce tra i rifiuti.
    I nostri nonni usavano gli avanzi per la realizzazione di pasti gustosi ma questa abitudine, andata persa nel tempo, fatica a riemergere;
  • Scarti – anche i più virtuosi trovandosi nella condizione di pulire, ad esempio, le verdure considerano scarto ciò che in realtà potrebbe essere, con un po’ di buona volontà e di impegno, utilizzato;
  • Fretta – travolti dai molteplici impegni quotidiani capita di non riuscire a pianificare con cura i pasti con conseguente eccesso di acquisti.

Per le famiglie, analizzando quanto sopra, potrebbe essere relativamente facile ridurre gli scarti alimentari, e di conseguenza abbassare il bilancio familiare, impegnandosi per l’acquisizione di consapevolezza (ad esempio nei metodi di conservazione degli alimenti) e dedicando più tempo e attenzione alla preparazione dei pasti.
Piccole azioni quotidiane che, oltre che fare bene alla salute e al portafoglio, farebbero sicuramente bene al Pianeta.

Sostenibilità e spreco alimentare

Sul tema sostenibilità e spreco alimentare ha un bel da fare, la Commissione Europea, ha inserire nuove norme e nuovi obiettivi (da raggiungere entro il 2030) per regolamentare e ridurre gli avanzi alimentari.
Con la nuova revisione della direttiva per gli scarti alimentari, da recepire da parte dei paesi membri della UE entro 20 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la Commissione ha introdotto nuovi obiettivi vincolanti per la riduzione degli sprechi alimentari: il 10% per la produzione e la trasformazione alimentare e il 30% pro capite per i rifiuti provenienti dal commercio al dettaglio, dai ristoranti, dai servizi di ristorazione e dai nuclei domestici, calcolando le percentuali sulla media annua 2021-2023.

Da uno studio di Eurostat 2024 è stato calcolato che ogni anno nell’UE si generano quasi 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari (132 kg a persona).
Non si tratta solo di uno spreco dal punto di vista delle risorse o dal punto di vista etico, ma anche di un costo, che potrebbe essere risparmiato (e investito in altro), di circa 132 miliardi di euro/anno.
Dal medesimo studio emerge che più della metà dello spreco alimentare totale (54%) è generato dalle famiglie (parliamo di circa 72 kg anno per abitante) e per contro oltre 42 milioni di persone non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni.

Cosa possono quindi fare le famiglie per abbassare questo numero?
Abbiamo diviso in due categorie i punti di partenza dai quali viene generato lo spreco e, solo per fare alcuni esempi, li abbiamo raggruppati in:

commercio:

  • Confezioni standardizzate – al supermercato il più delle volte vengono proposte e di conseguenza acquistate confezioni già pronte, generalmente in formato famiglia, e non sempre adatte quantitativamente alle effettive dimensioni familiari (sempre più spesso formate da due se non una persona);
  • Imballaggi – capita di imbattersi in imballaggi difficili da svuotare (ad esempio quelli in plastica delle salse) e questo fa si che gli stessi vengano buttati non del tutto vuoti;
  • Delivery – con sempre maggior frequenza la vita moderna, caratterizzata da ritmi sempre più veloci e/o giornate sempre più piene di impegni, porta il consumatore a rivolgersi al delivery per farsi consegnare pasti già pronti.
    Questo comporta, in caso di avanzi, a non riutilizzarli ma a gettarli come rifiuti.

abitudini personali:

  • Avanzi – ciò che viene avanzato durante un pasto spesso finisce tra i rifiuti.
    I nostri nonni usavano gli avanzi per la realizzazione di pasti gustosi ma questa abitudine, andata persa nel tempo, fatica a riemergere;
  • Scarti – anche i più virtuosi trovandosi nella condizione di pulire, ad esempio, le verdure considerano scarto ciò che in realtà potrebbe essere, con un po’ di buona volontà e di impegno, utilizzato;
  • Fretta – travolti dai molteplici impegni quotidiani capita di non riuscire a pianificare con cura i pasti con conseguente eccesso di acquisti.

Per le famiglie, analizzando quanto sopra, potrebbe essere relativamente facile ridurre gli scarti alimentari, e di conseguenza abbassare il bilancio familiare, impegnandosi per l’acquisizione di consapevolezza (ad esempio nei metodi di conservazione degli alimenti) e dedicando più tempo e attenzione alla preparazione dei pasti.
Piccole azioni quotidiane che, oltre che fare bene alla salute e al portafoglio, farebbero sicuramente bene al Pianeta.